“Non ho mai detto una parola sullo Ius Soli, che fa parte della politica, ma io sostengo il principio di sussidiarietà sportiva“, tra le tante risposte date da Giovanni Malagò, neo presidente della Figc, nel corso della sua prima conferenza stampa c’è anche questa. Il nuovo numero uno del pallone ha parlato della questione riguardanti gli italiani nati all’estero o di seconda generazione, prendendo una posizione netta. “Negli altri sport puoi prendere tempo e traccheggiare, nel calcio no: se non dai la cittadinanza, dopo un secondo arriva un altro Paese, dà il passaporto al ragazzo e tu l’hai perso. Questo è inaccettabile“, ha tuonato subito Malagò, che si è poi ricollegato anche agli attuali Mondiali: “Sono rimasto scioccato nel leggere che il 40% di chi gioca il Mondiale non è nato nel paese per cui gioca. Ci sta l’incidenza alta nel Curaçao o nel Marocco, ma ci sono anche paesi come la Francia, la Svezia, il Belgio, la Germania e altre nazioni che hanno usato questo serbatoio”.

Diversi gli esempi di sport vincenti in Italia grazie anche e soprattutto a italiani nati all’estero o comunque con doppia cittadinanza. Dalla pallavolo all’atletica, sarebbero diversi gli esempi da menzionare: “La politica è felice di vincere nell’atletica o nel volley grazie a questi atleti. Nel calcio dobbiamo muoverci, o subiremo i danni“, ha concluso il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio.