Hanno patteggiato davanti al gip, presso il Tribunale di Ragusa, padre e figlio che a marzo del 2024, ad Acate erano stati trovati in possesso di un arsenale di armi clandestine, una delle quali munita di silenziatore. Entrambi con precedenti di polizia, il figlio, difeso dall’avvocato Matteo Anzalone, ha patteggiato la pena a 3 anni di reclusione; mentre il padre difeso dall’avvocata Franca Amarù ha patteggiato la pena a 2 anni e 3 mesi. Il rinvenimento di armi e droga venne messo a segno nel corso di una operazione di controllo del territorio condotta dai carabinieri con il supporto del personale dello Squadrone Eliportato «Cacciatori di Sicilia». Nel corso di un controllo in una azienda agricola acatese i militari trovarono circa 150 grammi di marijuana e materiale per il confezionamento della sostanza. Si approfondì la perquisizione e venne fuori un vero e proprio arsenale. Al figlio venne attribuito il possesso di una doppietta calibro 12 con la matricola parzialmente abrasa, una pistola a salve modificata per poter sparare cartucce calibro 7.65 (con un caricatore con 3 cartucce), un revolver a salve smontato e con canna modificata che si presume potesse esplodere proiettili calibro 22. Destò particolare preoccupazione la presenza di un’altra pistola modificata, munita di silenziatore. E poi una nutrita serie di munizioni: 4 caricatori vuoti per calibro 7.65, sette cartucce calibro 22, 49 cartucce calibro 7.65, una cartuccia calibro 380 automatica e 5 cartucce calibro 40. In casa del padre, invece, un’arma clandestina: un fucile semiautomatico calibro 12, una cartuccia calibro 16 a pallini, 167 cartucce calibro 12 a pallini e 77 cartucce calibro 20 a pallini.