C'è stato un tempo, non si sa più se glorioso o meno, in cui Peppone era senza possibilità di dubbio il trinariciuto antagonista di Don Camillo nella saga firmata Guareschi. Profano contro sacro, Pci contro Dc, Stato e Chiesa e altre cosette altissime. Poi il mondo ha iniziato a bruciare, qualche Paese, tipo il nostro, semplicemente a implodere e il dualismo ha perso letteralmente di significato al punto che chiedere una dichiarazione di antifascismo viene considerata escludente e censoria, così, giusto per dire. Ed è proprio qui che la Storia, televisivamente parlando, si fa interessante. Perché Rai Uno decide di eleggere a protagonista un altro Peppone, senza baffi, senza traccia di Gino Cervi e neppure un contrappasso di uno straccio causale di Fernandel, per fargli guidare ancora una volta l’intrattenimento estivo da servizio pubblico. Anni e anni in cui casalinghe di Voghera e operai di Canicattì, architette di Matera e ortodonzisti in pensione si ritrovano sintonizzati su Rai Uno per godersi il buonumore del gaudente Giuseppe Calabrese alla guida del contenitore “Camper”. Per questa stagione, firmata letteralmente da diciannove autori, due significative novità: la dicitura “Osteria Italia” e la lavagnetta su cui vengono scritti gli ingredienti. Dalle 12 alle 13.30 si accendono i fornelli tricolore e cucinando, assaggiando, annusando, si quantifica la bellezza del Paese. Certo, a qualcuno potrebbe venire in mente la goliardia dei canti popolari delle “Osterie”, ma davvero passa subito. Quando tra un gateau di patate e un arrostino gli inviati, molteplici, vanno a stuzzicare i soliti, meravigliosi, luoghi nascosti ormai celebri, ovvero i castelli, i laghetti e le piazzole in cui sostanzialmente si mangia. E Peppone che c’entra? La ringrazio per la domanda, verrebbe da rispondere. Perché il conduttore ex “Linea Verde” che si staglia al timone della barchetta da servizio pubblico, sostanzialmente saltella di gioia, annusa i mirabolanti manicaretti e parla di sé. Quanto mi piace questo piatto, quante cose mi ricordo, perché io facevo, dicevo, cantavo. E quando a un certo punto per smaltire le calorie acquisite si infila un cuscino tra le gambe per qualche esercizio (guidato) di pilates, un po’ viene voglia di andare senza meta da un’altra parte. In mezzo però Peppone intrattiene con le interviste. Da cui si evince che ai “Giochi della gioventù” i ragazzi hanno sfilato con orgoglio davanti ai ministri e che a ben guardare ogni elemento della nostra cucina ci fa sentire italiani nel profondo. Come il cren, che qualcuno penserà pure che provenga dall’Asia. Invece no, come dice Peppone, «È il rafano, il rafano identitario».