Lo scontro politico tra Donald Trump e Giorgia Meloni e le tensioni diplomatiche tra Usa e Italia mettono a rischio le prossime celebrazioni: Roma prova a salvare i prossimi impegni in agenda con Washington. La vicenda Meloni – Trump si sta trasformando in un vero e proprio cataclisma, con il presidente americano intento ad allargare il discorso ben oltre l’Italia puntando il dito contro l’intera Unione europea. Le parole pronunciate nelle ultime ore segnano un ulteriore salto di tensione nei rapporti transatlantici, trasformando una frizione bilaterale in un caso politico internazionale. La delusione dichiarata da Trump in un’intervista a Tgcom24, che coinvolge “tutti i leader della Nato”, e la nuova minaccia di ritirarsi dall’Alleanza Atlantica, rischiano di avere conseguenze immediate sul calendario istituzionale tra Roma e Washington, già fragile e ora sempre più incerto. Le celebrazioni dell’Indipendence Day fissate a Roma per il 2 luglio in Ambasciata non dovrebbero essere a rischio, ma intanto sono saltati il Business Forum di Miami previsto per oggi dove avrebbero dovuto essere presenti il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato Marco Rubio e la partecipazione odierna del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’assemblea della Camera di Commercio americana in Italia. Il 7 e l’8 luglio è previsto il vertice Nato ad Ankara, prima occasione per un nuovo faccia a faccia Trump – Meloni dopo le recenti tensioni. IL SILENZIO DI MELONI E LA TELA DI CROSETTO E TAJANI A Palazzo Chigi prevale la linea del silenzio. Giorgia Meloni ha dettato una linea ben definita: dopo le prime repliche ferme alle accuse mosse dal Taycoon, ora si persegue la strada del silenzio, nel tentativo di non alimentare ulteriormente lo scontro e mantenere saldi i rapporti con gli Stati Uniti. Dietro le quinte, intanto, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare degli Esteri Antonio Tajani sono impegnati in un lavoro discreto per tenere in piedi gli appuntamenti già programmati e limitare i danni. L’obiettivo è evitare uno strappo definitivo con Washington, preservando almeno i canali istituzionali e militari, considerati strategici in questa fase. A RISCHIO L’INDIPENDENCE DAY? Il primo banco di prova è fissato per il 2 luglio presso l’Ambasciata statunitense a Roma, data chiave nel calendario diplomatico, cui si aggiungono le celebrazioni del 4 luglio, tradizionalmente momento simbolico e politico di alto profilo nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Eventi che, fino a poche settimane fa, vedevano la partecipazione di rappresentanti di primo piano del governo italiano e che ora rischiano di essere ridimensionati o completamente rivisti, nonostante la stessa Giorgia Meloni abbia lasciato trapelare ottimismo sulla presenza dell’intera squadra di governo alle celebrazioni presso Villa Taverna, un segnale che il rapporto con gli Usa non è in discussione. Ben altro clima si respirava lo scorso anno, con l’intera squadra di governo entusiasta di partecipare alle celebrazioni del 4 luglio sul prato trumpiano. Tra i big erano presenti Giorgia Meloni – che con Trump vantava ancora un rapporto “amicale” – oltre ai viceministri Matteo Salvini e Antonio Tajani, ma anche Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Daniela Santanchè. E gli incontri si erano svolti in un clima di collaborazione e continuità, con una presenza istituzionale forte e segnali di sintonia politica. GLI ALTRI APPUNTAMENTI IN CALENDARIO Saltato il Business Forum di Miami e l’incontro con Marco Rubio previsto per oggi, 22 giugno, il ministro degli Esteri Antonio Tajani cambia la sua agenda annunciando la propria partecipazione alla festa del 2 luglio nella residenza dell’ambasciatore americano a Roma, inizialmente non in programma per un fitto incastro di impegni. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, invece, non sarà presente all’assemblea della Camera di Commercio americana in Italia in programma per oggi a Milano. Una presenza non prevista nell’agenda ufficiale del ministro già prima dello scontro tra le due sponde dell’atlantico. I NUMERI DIETRO LO SCONTRO TRUMP – MELONI Dietro le parole e le tensioni diplomatiche ci sono numeri che spiegano perché la crisi tra Trump e Meloni preoccupi tanto Roma. Come ricostruisce Il Foglio, il primo dossier è quello commerciale: gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato extra-UE per l’export italiano, con oltre 67 miliardi di euro di beni esportati nel 2025 e un interscambio complessivo che supera i 100 miliardi. Un eventuale irrigidimento dei rapporti politici potrebbe tradursi in dazi aggiuntivi o in restrizioni che colpirebbero migliaia di imprese italiane, proprio mentre settori chiave del Made in Italy — dall’agroalimentare alla meccanica — realizzano negli Usa fino al 10-15% del loro fatturato estero. Il secondo nodo riguarda la difesa. Trump continua a contestare agli alleati europei, Italia compresa, di non contribuire abbastanza alla sicurezza comune: Roma oggi destina circa l’1,5% del PIL alla spesa militare, ancora sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla Nato, pari a un gap di circa dieci miliardi di euro l’anno. Una critica che tocca un tema sensibile, mentre l’Italia ha avviato un percorso di aumento graduale degli investimenti e mantiene circa 7.500 militari impegnati in missioni internazionali. Per questo, osserva il Foglio, lo scontro non riguarda soltanto la sintonia personale tra i due leader, ma investe due pilastri del rapporto transatlantico — commercio e sicurezza — che insieme valgono una quota decisiva degli equilibri economici e strategici italiani.