Tra maratone sui libri e pause strategiche, gli studenti dell’Unical affrontano la sessione in modi molto diversi. E la ricerca sull’attenzione suggerisce che più ore di studio non significano sempre risultati migliori.

Gennaio, febbraio, giugno e luglio: quattro mesi dell’anno in cui gli universitari dell’Unical si rifugiano in un letargo accademico fatto solo ed esclusivamente di libri, appunti e riassunti. Ma non tutti gestiscono lo studio in maniera così restrittiva e severa.

Se durante il resto dell’anno i giovani studenti abitano attivamente il campus e la zona circostante di Quattromiglia, durante la sessione invernale ed estiva, senza distinzione di stagione e temperatura, la maggior parte di loro si rintana nelle proprie abitazioni — universitarie e non — oppure torna nelle città d’origine per immergersi in uno studio matto e disperatissimo con l’obiettivo di superare al meglio gli esami in programma o, più semplicemente, sopravvivervi.

Otto ore di “sottolinea e ripeti”, raccontano alcuni studenti. Niente feste, niente mare, niente distrazioni.«Io sostanzialmente durante la sessione mi sveglio, mangio, prendo quel caffè per rigenerarmi un po’ e poi inizio a studiare. Questo tutti i giorni fino all’esame, giorno che solitamente prendo libero o il giorno dopo, giusto per mettere in pausa il cervello e farlo ricaricare», racconta Maria di Media e Società Digitali.