Nella sanità, l’AI fa recuperare l’equivalente di oltre 16 giorni lavorativi all’anno, ore che possono essere riallocate su visite, valutazioni cliniche e rapporto con i pazienti. Il dato emerge dal Future Health Index 2026 di Philips, pubblicato a giugno, che descrive un uso già operativo degli strumenti di AI in ospedali e strutture sanitarie: i professionisti dichiarano di risparmiare tempo, di lavorare con meno stress e di avere un supporto in più nelle decisioni cliniche. Il dato che colpisce di più è quello sul tempo.Il rapporto è commissionato da Philips e si basa su due indagini quantitative condotte tra febbraio e aprile 2026 da Vitreous World, con 2.011 professionisti sanitari e 20.085 pazienti in 10 Paesi: Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Paesi Bassi, Arabia Saudita, Regno Unito e Stati Uniti. È un perimetro ampio, utile per cogliere una tendenza internazionale, ma va letto per quello che è: una fotografia basata su percezioni ed esperienze dichiarate dagli intervistati, non una misurazione diretta degli esiti clinici in singole strutture.La parte più interessante del report sta proprio qui. Dopo anni in cui il dibattito sull’AI sanitaria era concentrato su potenzialità e rischi futuri, il documento prova a misurare che cosa accade già oggi nei flussi di lavoro: meno tempo per attività amministrative, maggiore rapidità nell’accesso alle informazioni, più capacità di seguire i pazienti e, in una parte dei casi, un aiuto nel prevenire errori. Non è ancora una trasformazione uniforme né compiuta, ma il passaggio dalla sperimentazione all’uso quotidiano appare avviato.Indice degli argomenti: