La sanità digitale italiana vale 2,7 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 9% sull’anno precedente. Ma il dato che segna davvero il cambio di fase non è solo l’aumento della spesa: è la velocità con cui l’AI in sanità sta entrando nella pratica quotidiana di medici e cittadini, molto più rapidamente della capacità del sistema di governarla. Secondo la ricerca 2026 dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata il 26 maggio, il 61% dei medici specialisti e il 61% dei medici di medicina generale (MMG) ha già usato la GenAI nell’ultimo anno, mentre tra gli infermieri la quota è al 37%. Sul lato dei cittadini, il 36% ha già utilizzato chatbot basati su AI per cercare informazioni su problemi di salute, farmaci o terapie.Il punto, quindi, non riguarda più l’arrivo dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario. Riguarda il modo in cui verrà integrata dentro infrastrutture, responsabilità cliniche, modelli organizzativi e regole europee che stanno ancora entrando a regime. Dopo il PNRR, la sanità italiana dispone di una base più solida fatta di telemedicina, Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e Cartelle cliniche elettroniche. La sfida si è spostata dall’attivazione delle piattaforme alla loro adozione operativa, e l’AI è il banco di prova più esigente.I numeri che descrivono il cambio di faseValoreSpesa per la sanità digitale in Italia nel 20252,7 miliardi di euroMedici specialisti che hanno usato la GenAI61%MMG che hanno usato la GenAI61%Cittadini che usano chatbot AI per temi di salute36%Strutture con soluzioni AI clinico-sanitarie per supporto alla diagnosi11%Strutture pubbliche che temono rallentamenti o riduzione dei progetti post-PNRR33%Indice degli argomenti: