È ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive perché al momento disponiamo soltanto dei dati del preconteggio elettorale, che non hanno valore giuridicamente vincolante. Tuttavia, alcuni elementi meritano già di essere messi sul tavolo. Con il 99,96% delle sezioni scrutinate nel preconteggio della notte elettorale, l’ultraconservatore Abelardo de la Espriella si sarebbe imposto per un margine estremamente ridotto sul candidato progressista Iván Cepeda: quasi 13 milioni di voti (49,66%) contro i 12,7 milioni (48,7%). Una differenza inferiore all’1%, la più stretta nella storia dei ballottaggi presidenziali colombiani.

Cepeda prende atto, però ha rifiutato di considerare il preconteggio come un esito definitivo, ricordando che si tratta di un dato preliminare e non vincolante, e ha annunciato l’impugnazione di circa 33.000 seggi elettorali. Nella sede della coalizione progressista, migliaia di sostenitori hanno accolto la notizia al grido di “Sí se puede” e “Cepeda amigo, el pueblo está contigo”, segnale di una base elettorale che non considera ancora conclusa la partita.

Al di là dell’esito finale, queste elezioni offrono già alcune chiavi di lettura che vanno oltre i confini colombiani.