La storia che arriva da Ravenna è un misto tra il comico e il fantascientifico. Ma, purtroppo, maledettamente reale. Una commedia alla gitana, che però scardina il sistema giudiziario italiano. I fatti risalgono al 30 luglio del 2021. Una famiglia rom sta campeggiando nel piazzale di fronte alla basilica di Sant’Apollinare, in località Classe, con tanto di amaca, un telo steso ad asciugare e giochi per bimbi a terra. La polizia locale si avvicina e al camper e non può far altro che far rispettare il regolamento comunale staccando due verbali (uno da 114 e uno da 164 euro). Davanti a loro gli agenti avevano trovato «un’attività assimilabile a campeggio al di fuori degli spazi appositamente autorizzati».
La proprietaria del mezzo, una 33enne, «impediva l’accessibilità e la fruizione dell’area pubblica da parte della comunità». Della serie: la multa, così, non te la leva nessuno. E invece no. Perché i nomadi fanno ricorso e lo vincono pure: il giudice di pace gli dà ragione perché «tale tipologia di campeggiatori staziona solo poche ore in ogni area spostandoli poi in altre aree della città, è evidente come non si possa parlare di campeggio». E le norme di polizia urbana approvate dalla politica?







