Quante vite è costata quella scatoletta nera, poco più grande di una macchina per scrivere. C’è chi è morto per proteggerla, chi per carpire quel codice segreto da quale dipendeva la sorte di migliaia di uomini, la vittoria o la sconfitta, la fine della guerra. Stefano Arborini, 85 anni, pigia sui tasti, mostra gli ingranaggi, la tuta da meccacino sua seconda pelle, spiega come funziona. E’ la macchina Enigma, dispositivo elettromeccanico per cifrare e decifrare messaggi. Venne utilizzata dalle forze armate tedesche, trasmetteva gli ordini segreti di Hitler. Un rompicapo. C’è un film, si intitola Enigma, il produttore è Mick Jagger, il cantante degli Stones, che interpreta una particina. Narra la storia– tra colpi di scena, tradimenti, donne fatali – di un gruppo di uomini che ha violato quel segreto, all’ultimo minuto il via libera allo sbarco in Normandia, all’improvviso nudi gli U-Boot, la porta per la liberà che si apre per l’Europa.

Arborini e l’orgoglio di averla restaurata, lucida, la vernice nera. "E’ arrivata a me attraverso un lungo percorso. Venne trovata in un fosso lungo la linea gotica, era stata fatta a pezzi dai soldati tedeschi, a colpi del calcio di un fucile per non farla cadere in mano degli alleati. E io l’ho fatta rivivere, l’ho restaurata, funzione perfettamente". Tu scrivi ‘Il pesce si pesca all’alba’ e, grazie a quei rotori, nella macchina magari all’altro capo del mondo in attesa del messaggio, arriva ‘I mercantili inglesi passano al tramonto’. Sì, è solo un gioco. Nel 1944 non lo era proprio. Ha avuto un motore di Spitfire, ali d’aereo nel suo magazzino, nel retro dell’officina che era la sua casa, anche un carro armato. Ha fatto il servizio militare nell’aeronautica e il sogno più grande quando era bambino quel libro, in un negozio, che sua madre non voleva comprare perché costava troppo. Si intitola ‘Il motorista d’aviazione’. Più di un enigma. "Ne ho avute tre, una era stata recuperata dal fondo del mare. L’altra era in ottimo stato, le ho vendute. E mi è rimasta questa". Chiude il coperchio della valigetta. "Sì, è costata tante vite quella scatoletta", precisa il suo amico Maurizio Grazzi, parà, pilota di Mille Miglia. Il film non è la vita. Ma a volte è la vita ad essere un film. E’ andata così. Il 9 maggio del 1941 un cacciatorpediniere Bulldog della marina britannica catturò il sommergibile tedesco U-110. Misero le mani su un apparato Enigma intatto e sui documenti per decifrare il codice. Primrose, il nome dell’operazione.