«Alla ragazza che guidava hanno tolto la patente per tre mesi, a me hanno tolto per sempre mia figlia». Sguardo vacuo, occhi che non hanno più lacrime. Barbara De Stefano è una donna, una mamma, devastata. Guarda fisso davanti a sé, inconsolabile, verso quella porta da cui la sua Sofia non entrerà più. Strappata alla vita una sera di giugno, mentre con Emma, l’amica di sempre, tornava da una serata in scooter.
Una realtà da film dell’orrore. Le due amiche erano sull’Aurelia, a una manciata di minuti da casa, quando sono state travolte dalla Fiat 500 condotta da Noemi P. 19 anni, neopatentata. Barbara guarda in su, piange e ricorda: «Era la mia bambina, bella, solare. Questa casa ormai è morta senza di lei. Mi hanno tolto un pezzo di vita. Lei ed Emma erano inseparabili. Quel giorno si erano fatte un tatuaggio insieme: il numero 5, per ricordare che il 5 giugno erano andate al concerto di Vasco Rossi a Ferrara. Emma si era poi tatuata anche il nome di Sofia. Erano una cosa sola». Poche ore dopo, la tragedia. «Mi sono separata dal papà di Sofia tanto tempo fa - aggiunge Barbara -. Lui e tutta la sua famiglia sono presenti e stanno soffrendo molto per la perdita di nostra figlia». Anche Alessio Filippone, attuale compagno della madre, fatica a trattenere le lacrime. «Conoscevo Sofia da quando aveva 10 anni. Con il tempo tra noi è nato un rapporto speciale, quasi paterno. Le ho voluto un bene immenso e ho sempre cercato di trasmetterle il meglio di me. Con lei se n’è andato anche un pezzo del mio cuore».











