«La crepa è indiscutibilmente profonda. Per trovare un momento di tensione maggiore dobbiamo probabilmente tornare indietro di più di quarant’anni, a Sigonella». Dagli sviluppi delle ultime ore pare che la crepa si allarghi… «Italia e Stati Uniti sono strettamente intrecciati da tanti punti di vista – culturale, politico, economico – e da tanto tempo: conviene a entrambi che la temperatura del conflitto si abbassi».Quali conseguenze potrebbe avere per l’Italia questa crisi diplomatica?
«Difficile prevederlo. Ma è una banalità sottolineare come gli Stati Uniti restino non soltanto una superpotenza militare ed economica, ma la superpotenza culturalmente e politicamente affine all’Italia. Averli di traverso non può in alcun modo essere una buona notizia».Professore ordinario di Storia Contemporanea all’università romana Luiss, se potesse, Giovanni Orsina reciterebbe il ruolo del pompiere nello scontro diplomatico tra Giorgia Melon e Donald Trump, che ieri ha vissuto un secondo atto. «Sento spesso dire», spiega il politologo, «che il presidente Usa capisce solo il linguaggio della forza e che va affrontato di petto. Sì, ma la forza non è un linguaggio, è un qualcosa che hai o non hai. Se non ce l’hai, a parlarne il linguaggio ti rendi ridicolo e basta».Quindi è comprensibile che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, abbia annullato la sua missione in America per protesta contro il presidente, ma l’Italia non può rinunciare all’alleanza con Washington. «Non scherziamo; e per andare dove poi?», riflette il presidente del comitato scientifico della Fondazione Bettino Craxi (a proposito di Sigonella; ndr) nonché membro di Magna Carta. «Le altre possibili potenze egemoni globali sono di gran lunga meno rassicuranti degli Usa, l’autonomia strategica dell’Europa è di là da venire, se mai verrà, e l’Italia da sola non può stare».Come esce dallo scontro con Trump la leadership di Giorgia Meloni?











