Secondo il Guardian il fenomeno è in forte crescita. E mentre in Ue c'è l'obbligo di indicare se un contenuto è generato con l'AI, nel Regno Unito non esiste ancora un obbligo di etichettatura
Per anni le aziende hanno inseguito gli influencer in carne e ossa. Adesso hanno trovato una scorciatoia: non più cercare testimonial da ingaggiare (e strapagare), ma crearli direttamente con l’intelligenza artificiale. A rivelarlo è un’inchiesta del Guardian, che ha documentato come numerose aziende stiano utilizzando avatar generati dall’AI per generare recensioni, testimonianze e contenuti promozionali apparentemente spontanei.
Le influencer che non esistono
Secondo l’indagine, alcune campagne pubblicitarie mostrano donne e uomini dall’aspetto estremamente realistico che raccontano la propria esperienza con un’app, un servizio o un prodotto. Il problema è che quelle persone non esistono: sono state generate dall’intelligenza artificiale.
Tra gli esempi citati figurano l’app fotografica Once, che secondo la società specializzata in rilevamento di deepfake Reality Defender avrebbe utilizzato influencer artificiali nelle proprie campagne, e l’app di progettazione immobiliare Maket, che ha ammesso di aver sperimentato l’uso di personaggi generati dall’AI a scopo promozionale. Anche alcuni marchi della moda avrebbero fatto ricorso a immagini pubblicitarie create artificialmente.








