I social sono sempre più invasi da attori artificiali che promuovono prodotti e servizi. Il crescente ricorso agli influencer generati dall’IA è al centro di una recente indagine del Guardian, che evidenzia come l'impiego di avatar digitali realistici permetta ai marchi di simulare recensioni e interazioni tipiche degli utenti, risparmiando sui costi e moltiplicando le campagne attive. Una pratica che spesso omette la natura artificiale dei soggetti mostrati.

Uno scenario che cambierà dal 2 agosto, quando l’AI Act introdurrà per i Paesi dell’Unione Europea l’obbligo di etichettare chiaramente i materiali audiovisivi creati o manipolati da sistemi automatizzati.

"L'uso di influencer virtuali di per sé non rappresenta un problema», dice all’Ansa l’esperto di social e IA, Franz Russo, "può essere una scelta creativa e legittima, ma solo se trasparente". "Si deve permettere all’utente, più o meno esperto, di comprendere se quello che sta osservando è un personaggio generato con l’intelligenza artificiale o una testimonianza reale".

Nei casi riportati dal Guardian, ci sono influencer inventati al computer che sponsorizzano marchi di moda, oggetti di arredo, cosmetici. Vere e proprie agenzie nascono proprio con questo obiettivo.