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C’era una volta il Roma, lo stabilimento balneare simbolo di Ostia. L’ingresso monumentale simile alle Terme di Caracalla, il lunghissimo pontile agganciato alla spiaggia, la rotonda sul mare con la cupola ispirata alla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Venne inaugurato il 10 agosto 1924, lo stesso giorno dell’apertura della ferrovia Roma-Lido perché il governo guidato da Benito Mussolini capì subito che per fare di Ostia un villaggio balneare vero e proprio non bisognava soltanto realizzare spiagge attrezzate ma costruire un sistema integrato a supporto della villeggiatura. Il Roma era così bello e moderno che il Duce vi portava i diplomatici stranieri in visita nella Capitale. Ora qualcuno vorrebbe resuscitare quella "grandeur" dimenticando che Ostia non è una striscia di sabbia dove abbronzarsi la domenica ma un quartiere che pensa se stesso come città indipendente e fiera.

Il nuovo Piano di utilizzazione degli arenili approvato dal Comune si vanta di aver disciplinato 11,3 chilometri di spiagge, riservandone il 57,6% alla pubblica fruizione. «Ben oltre il 50%, minimo previsto dalla normativa regionale», scrive il Campidoglio. E considerando anche Castelporziano, «la quota di spiagge gratuite sale a 8,4 chilometri». Chi non può spendere più di tanto potrà godersi il mare. E chi invece vuole una vacanza tradizionale, quella con l’albergo fronte-spiaggia, pub e discoteca la sera, eventi, fiere e mercatini ad animare l’estate se ne andrà sulla Riviera Romagnola, nel Gargano, in Sardegna. Perché Ostia non ha nulla (o quasi) da offrire.