I grandi fondi di investimento internazionali, a partire da BlackRock, da alcuni mesi stanno accentuando il pressing nei confronti delle banche perché adottino in tempi rapidi le nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo dei fondi è chiaro: grazie all’AI le banche possono tagliare i costi e quindi incrementare la redditività a beneficio degli investitori.
La spinta dei fondi è però controbilanciata, almeno in Europa, dalla cautela della Vigilanza Bce che invece invita le banche a procedere con prudenza e a “testare” l’efficacia dell’AI nei processi interni e in particolare nei rischi collegati alla cybersecurity. È di poche settimane fa la notizia che la Bce ha convocato le banche europee per un meeting destinato ad analizzare la minaccia cyber ai loro sistemi di information technology creata da Claude Mithos di Anthropic. Considerata la cautela della Vigilanza, c’è da credere che i banchieri europei terranno conto della moral suasion dell’Authority e, anzi, la alzeranno come “scudo” per respingere le pressanti richieste dei fondi di investimento.
L’AI ha una potenzialità che certamente in prospettiva è destinata a mutare il lavoro di tutti i player del settore finanziario: assicurazioni, asset manager, reti di consulenti, studi legali. E ovviamente le banche, che hanno il maggior numero di dipendenti. Ma l’utilizzo dell’AI va ben ponderato e la sua introduzione nei processi bancari deve andare di pari passo con la formazione del personale interno che la dovrà utilizzare. «Il regolatore si rende conto che la responsabilità finale di una transazione deve fare capo a una persona fisica e non a un robot e quindi in questa fase il compito delle banche è di assumere e formare le persone che devono gestire la nuova tecnologia», ha commentato in un’intervista a Il Sole 24 Ore di venerdì scorso il ceo di Barclays Europe Francesco Ceccato.









