La nazionale di calcio maschile dell'Iran ha esordito ai Mondiali 2026 in un contesto particolarmente turbolento: un accordo per mettere fine a mesi di guerra – la cui tenuta è però tutta da verificare –, una sistemazione insolita in Messico dopo che gli Stati Uniti hanno impedito alla squadra di restare sul territorio americano tra una partita e l’altra, e un clima di incertezza politica che ormai si è esteso all'intera scena internazionale.Per molti iraniani, però, lo sport professionistico è da sempre un punto di incontro tra agonismo, identità e politica. Tra atleti che hanno lasciato il paese, attivismo politico e momenti di enorme orgoglio nazionale, la storia dello sport iraniano mostra bene cosa c’è in gioco in questi Mondiali. La mattina del 16 giugno, l’Iran ha pareggiato 2-2 contro la Nuova Zelanda all’esordio nella competizione e ora affronterà Belgio (domenica 21 giugno) ed Egitto (sabato 27), continuando nel frattempo a fare avanti e indietro tra il Messico e gli Stati Uniti.“Penso che non sia giusto”, dice l’atleta iraniano Hadi Tiranvalipour a proposito dell’obbligo di volare dal Messico agli Stati Uniti prima di ogni partita imposto alla nazionale.Come diversi altri importanti sportivi iraniani, Tiranvalipour conosce bene la tensione tra il desiderio di inseguire i propri sogni sportivi e il rapporto con il paese che un tempo rappresentava. Nel 2022 si è lasciato alle spalle la famiglia, gli amici e tutta una vita in Iran. Ha attraversato il confine con la Turchia e poi ha chiesto asilo in Italia. Atleta di taekwondo e presentatore televisivo, è stato membro della nazionale iraniana per otto anni, arrivando a diventarne capitano e conquistando numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.Hadi Tiranvalipour, ex capitano della nazionale iraniana di taekwondo, ha rappresentato la Squadra olimpica dei rifugiati ai Giochi di Parigi 2024 dopo avere lasciato l’Iran nel 2022. Foto: Hadi Tiranvalipour.