VOLTERRAC’è anche il territorio di Volterra al centro di un’importante pronuncia della Corte di Cassazione che mette un punto fermo su una questione da sempre molto dibattuta e sentita dai proprietari di immobili: il pagamento dei contributi di bonifica. La Suprema Corte ha infatti respinto in modo definitivo il ricorso presentato da un cittadino, proprietario di beni situati a Volterra, confermando l’obbligo di versare al Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno una somma di quasi cinquemila euro per gli arretrati accumulati tra il 2013 e il 2016. La vicenda ha origine da una serie di cartelle esattoriali emesse dall’agenzia delle entrate-riscossione per conto del Consorzio. Il contribuente aveva deciso di impugnare le richieste di pagamento, sostenendo che l’ente non avesse diritto a pretendere la tassa a causa della mancanza di piani generali e di interventi specifici capaci di portare un reale beneficio ai suoi terreni e fabbricati. Dopo i primi due gradi di giudizio di merito svoltisi in Toscana, che avevano già visto prevalere le ragioni del Consorzio, la disputa è arrivata a Roma, davanti ai giudici della Cassazione. Nel presentare il proprio ricorso, il cittadino ha tentato di contestare la legittimità dei piani operativi regionali e l’applicazione ritenuta retroattiva delle delibere, opponendosi all’idea di dover pagare per un servizio di difesa del suolo di cui non percepiva l’utilità diretta. I giudici di legittimità hanno però smontato una a una le tesi della difesa, chiarendo una regola fondamentale che d’ora in avanti peserà come un macigno su questo tipo di contenziosi. La Cassazione ha infatti stabilito che, quando la richiesta di pagamento si basa su un piano di classifica regolarmente approvato dalle autorità competenti, scatta una vera e propria presunzione di beneficio per tutti gli immobili compresi all’interno del perimetro d’intervento.Questo significa che non spetta al Consorzio l’onere di dimostrare ogni volta i lavori eseguiti per il singolo fondo, ma è il cittadino a dover fornire una prova contraria chiara e specifica, dimostrando che l’attività dell’ente non ha arrecato alcun miglioramento o protezione alla sua proprietà. Una dimostrazione che, nel caso in questione, non è stata ritenuta sufficiente. La decisione non solo costringe il proprietario a saldare il debito originario di 4.889 euro, ma comporta anche una pesante spesa economica sul fronte delle spese giudiziarie, dato che l’uomo è stato condannato a pagare duemila euro di spese legali in favore del Consorzio, oltre agli accessori di legge e al raddoppio del contributo unificato.
Contributo di bonifica, duello legale. Legittimo il pagamento dei bollettini
La Corte di cassazione ha respinto il ricorso di un privato proprietario di beni nel territorio volterrano







