Amico di Platone, ma più amico dell’amore. È Eros a campeggiare sulla copertina del libro di Matteo Nucci dal titolo Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli, 2025), tra i sei finalisti del Premio Strega.

Nucci, una storia d’amore... o due? Ha detto di essersi innamorato di Platone a 16 anni. Come si trasforma l’ossessione per un pensatore di questo calibro in un romanzo?

"Platone è anzitutto un grande scrittore, cosa che si tende a ignorare. Ha dato alla luce opere molto complesse, molto ricche, piene di aspetti diversi. Non sono trattati filosofici in cui si dice come stanno le cose: sono libri multiformi, che possono prendere una luce o un’altra a seconda del punto di vista da cui si leggono. Sono pieni di ricchezza, come la vita. Ti mettono davanti a tante strade da prendere come lettore e ti mettono in crisi. E qui sta la grandezza di Platone".

Prima ancora del filosofo nel suo romanzo c’è l’uomo.

"Il punto è questo: mi sono innamorato di Platone non solo come pensatore o come scrittore, ma come idea, come uomo, come ragazzo che girava per le vie di Atene. Me lo immaginavo. Una notte entrai nell’Agorà di Atene, e pensai: qui c’era Platone, qui girava Platone. Chissà cosa faceva o pensava. Quello che poi mi ha davvero ossessionato è stata la sua vita. Questa vita così piena di svolte, sconfitte, rivincite, prove, tentativi, fallimenti, amori, tradimenti. Una vita che generalmente viene messa da parte: ai filosofi sembra interessare l’idea più che la vita, come se le idee non nascessero dalla vita. E soprattutto è una vita su cui nessuno aveva mai scritto un romanzo. Una cosa davvero singolare, se si pensa all’importanza di quest’uomo e della sua opera nella storia del nostro pensiero. Quella era l’ossessione: scriverne".