Il Gip del tribunale di Trapani, Cristina Carrara, ha convalidato l’arresto in flagranza di reato del medico ritenuto un fiancheggiatore del superlatitante Matteo Messina Denaro. Il giudice ha anche confermato gli arresti domiciliari concessi per motivi di età a Francesco Burrafato, 84 anni, che ieri mattina, su ordine della Dda di Palermo, aveva subito una perquisizione della sua villa in via Sant'Anna a Erice (Trapani). Indagato a piede libero per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena, reati entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra, Burrafato era stato trovato in possesso di una pistola 38 Special, marca Taurus Brazil, con matricola abrasa, in buono stato di conservazione, con 12 proiettili calibro 38. Per questo reato era scattato l’arresto in flagranza, in base alla legge sulle armi del 1975: il medico, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, custodiva l’arma sepolta nel giardino di casa, all’interno di un sacchetto messo in un barattolo di vetro, dentro un tubo di plastica arancione. Da qui la Procura di Trapani, competente per territorio sul possesso delle armi, ha dedotto l’estrema pericolosità dell’indagato, chiedendo la convalida della misura restrittiva eseguita dai carabinieri del Ros. Gli investigatori erano andati nella villa di Burrafato su ordine dei pm palermitani Gianluca De Leo e Pierangelo Padova, perchè convinti che l’ex primario ed ex direttore sanitario dell’ospedale di Castelvetrano (Trapani), fosse il «Parmigiano» di cui Matteo Messina Denaro parlava nei pizzini indirizzati alla sorella Rosalia: un nome convenzionale per indicare - scrive ora il Gip Carrara - una «persona avente rilevanti disponibilità di liquidità e rapporti di risalente data con la famiglia» del superlatitante, da lui considerato «di sicura affidabilità e facente parte della rete di soggetti che hanno contribuito a finanziare e favorire l’ultratrentennale latitanza del boss della provincia di Trapani».Messina Denaro era stato catturato il 16 gennaio 2023 a Palermo, dopo trent'anni trascorsi in fuga: malato di tumore, era poi morto il 25 settembre di tre anni fa, nel carcere dell’Aquila, dove era detenuto. Burrafato è indagato anche per la ricettazione di una serie di reperti archeologici detenuti abusivamente.