di

Gian Antonio Stella

L’allarme per la Posidonia. I timori dopo l’impianto di Porto Empedocle

«Opere mostruose? Punti di vista. Lo dicevano anche della Tour Eiffel ma ha fatto la fortuna di Parigi». L’entusiasmo per i dissalatori di uomini come il Capo Ufficio Tecnico del Comune di Pantelleria Salvatore Gambino («Ora abbiamo tutta l’acqua che ci serve: 0,69 euro li mette il Comune, 2,30 la Regione. Altro che i costi folli delle navi cisterna!») toglie il sonno a quanti nelle Eolie si battono contro l’arrivo di nuovi impianti invasivi per ricavare l’acqua potabile dal mare. Nemici del progresso? Troppo facile liquidarli così.

Dice tutto l’ondata di dubbi sul nuovo dissalatore a Porto Empedocle. Era una striscia di sabbia, una volta, il litorale del centro agrigentino. Stuprata dalle fabbriche Montedison e Italcementi (poi chiuse) la magica spiaggia del Caos di Pirandello, restava tra il porto e Punta Piccolo (sia pure con la centrale Enel in mezzo oggetto di sogni di ripristino ambientale) la «spiaggia Montalbano» così ribattezzata in omaggio a Camilleri. Finché l’estate scorsa, per l’ennesima emergenza idrica nonostante i 47 invasi (solo 20 collaudati, 17 già dismessi, quantità immense d’acqua perse da condotte colabrodo o scaricate a mare!) Renato Schifani e il commissariato governativo decisero di mettere lì un terzo (i primi due sono carcasse arrugginite) dissalatore.