Una ragazza di 26 anni, uccisa il 13 agosto 2007 nella casa di famiglia, e una verità giudiziaria che, a distanza di quasi diciannove anni, continua a essere scandagliata da nuove analisi, nuove contestazioni e nuove ipotesi investigative. È da qui che riparte Denise Albani, genetista della Polizia di Stato e perita nominata dal gip di Pavia nell’ambito dell’incidente probatorio disposto nella nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. E riparte con una frase che, più di altre, riporta il baricentro del caso lontano dalle tifoserie processuali: “Il pensiero è sempre stato Chiara”.
Nell’intervista rilasciata al Tg1, Albani non entra nel merito della perizia consegnata nei mesi scorsi al giudice. Non commenta gli esiti, non alimenta letture, non offre scorciatoie interpretative. Rivendica invece il perimetro del proprio ruolo: un incarico tecnico, svolto con il dovere di contribuire alla “ricerca di verità e giustizia”, e con l’attenzione costantemente rivolta alla vittima. È una scelta di sobrietà che, in un’inchiesta segnata da esposizione mediatica permanente, assume anche un valore di metodo.
Le parole della perita: “Chiara è il centro della storia”
Le dichiarazioni di Denise Albani sono essenziali ma dense. La genetista spiega che il lavoro dei tecnici impegnati nell’accertamento è stato guidato da un pensiero preciso: Chiara Poggi come “obiettivo principale”, come centro umano e giudiziario dell’intera vicenda. “Noi che abbiamo lavorato in questi mesi lo abbiamo fatto col pensiero alla vittima, come si fa quando si viene interpellati da un tribunale”, dice la perita, marcando il confine fra analisi scientifica e rumore esterno.








