Lo scontro Kiev-Varsavia attorno al nome scelto per un'unità dell'esercito ucraino. Zelensky posta la foto del pacco per Varsavia e contrattacca
Un ruvido scontro tra i capi di Stato di Polonia e Ucraina minaccia di infragilire l’asse tra i due Paesi di fronte all’aggressività della Russia di Vladimir Putin. Il presidente polacco Karol Nawrocki ha infatti deciso di revocare il conferimento a Volodymyr Zelensky dell’Ordine dell’Aquila Bianca, il più alto titolo onorifico del Paese. Una ripicca, ha spiegato, per la decisione del leader di Kiev di dare a un’unità militare il nome di Esercito ucraino insorgente – un’organizzazione nazionalista del secolo scorso ricordata in Polonia soprattutto per un massacro di civili a Volyn. Zelensky si è preso 24 ore di riflessione, poi ha tratto le dirette conseguenze. Ha preso l’onorificenza e l’ha rispedita via posta dritta a Varsavia. Polemizzando apertamente con la scelta di Varsavia, ma tenendo la mano tesa ai polacchi.
La dura replica di Zelensky
Nawrocki «ha osservato che l’Ordine dell’Aquila Bianca non è un titolo ordinario, ma il simbolo di più alta fiducia della Repubblica di Polonia, che richiede non solo merito ma anche rispetto per i valori che fondano la nostra comunità. Se si ritiene che tale simbolo speciale possa restare a Caterina II, Benito Mussolini e Gerhard Schröder, di certo non ci metteremo a discuterne», ha affondato il colpo Zelensky ricordando alcuni leader variamente discutibili del passato cui l’Ordine è stato conferito e mai revocato. Ciò detto, ha ribadito il leader di Kiev postando pure la foto del certificato di invio postale della medaglia, «l’Ucraina è grata al popolo polacco per il suo sostegno e cooperazione, che giocano un ruolo significativo nella lotta per la nostra e vostra indipendenza dalla Russia». Quanto alla disputa storica, ha aggiunto Zelensky, «l’Ucraina resterà aperta a ogni forma di confronto con la Polonia utile ad evitare interpretazioni confliggenti di capitoli difficili e dolorosi del nostro passato condiviso, nel rispetto di tutte le vittime innocenti del 20esimo secolo».











