Riomaggiore – «Era stato assicurato dal Comune di Riomaggiore che per questa estate i nuovi discutibili limiti imposti ai gruppi turistici in visita non avrebbero comportato sanzioni. Era stato detto che sarebbe stato un esperimento, e che i vigili avrebbero fermato solo per informare. Così non è stato. Mi sono trovato a disagio, a spiegare il perché della multa ricevuta da una famiglia indonesiana di una dozzina di adulti, alla quale stavo facendo una fotografia. Il motivo? Non avevamo le radioline. Solo che non era una visita guidata». È critico d’arte e saggista, Diego Savani. È spezzino, ha firmato molti libri di storia locale per l'editrice Irene Giacchè. È guida certificata, opera anche con il riconoscimento di guida del Parco. E la sanzione l’ha sinceramente mortificato. «È stato imbarazzante - spiega - trovarsi a cercare di motivare quale tipo di comportamento sia stato contestato. Davvero, si tratta di un modo discutibile di rapportarsi con i turisti, che fanno viaggi estenuanti pur di raggiungere le 5 Terre, un’area che peraltro di turismo vive». Nel mirino c’è la rigida applicazione delle nuove regole ideate dal Comune, che vieta alle guide di portare gruppi al di sopra di 25 persone e che impone di avere sempre e comunque le radioline, per comunicare in modo meno invasivo durante le spiegazioni della storia dei luoghi. «Il controsenso - spiega Savani - risiede nel fatto che noi guide, che affrontiamo percorsi selettivi e che dobbiamo garantire un elevato profilo, veniamo puniti anche quando non stiamo facendo alcun tipo di spiegazione. E intanto ti passano accanto gruppi di decine di persone, che non hanno un accompagnatore autorizzato, e fanno quello che vogliono. Ne ho contati 58, mentre venivamo sanzionati». Spiega lo scrittore spezzino che l’attività di una guida non è sempre quella di condurre gruppi organizzati. «Nel caso specifico - riassume - stavo facendo solo accompagnamento a questo gruppo familiare giunto dall’Indonesia, 12 adulti e 9 bambini. Non volevano una guida turistica, ma un riferimento sul posto, per girare senza perdersi. Avevamo appuntamento in piazza. E alcuni mi hanno chiesto una fotografia alla marina». All’inizio della passeggiata di Punta Bonfiglio c’è una panchina, racconta. E stava scattando la foto, quando una agente di polizia locale ha elevato la sanzione, a lui e all’agenzia di Hong Kong. «Non avevamo le radioline perché non era in corso alcuna visita guidata - ribadisce - e intanto sfilavano gruppi stranieri molto numerosi con persone che erano di fatto delle guide senza patentino». Savani pone una questione di principio. «Mi chiedo quale sia il senso di iniziativa come questa - domanda - che lasciano disorientati i visitatori e che mettono a disagio chi lavora regolarmente, alla luce del sole. C’era una processione di croati, in quel momento, del tutto privi di radioline o altro. Si è deciso di venire a multare questa famiglia arrivata in Europa pagandosi il viaggio da sola. Un conto è chiedere di evitare assembramenti, un altro è intervenire in questi modo incomprensibile». La vicenda, che ha lasciato interdetti gli stranieri, secondo Diego Savani è priva di senso. «Mi chiedo quale sia il ruolo della guida del Parco - si interroga - che opera sul territorio con competenza, dopo essere stata formata dall’ente Parco per valorizzare il turismo sostenibile. Io sono stati un pioniere dell’uso della radiolina, durante le visite guidate, ma ero lì con una famiglia, che voleva solo un punto di riferimento, e sono stato mortificato davanti a tutti, mentre i grupponi che si avvalgono del sommerso, di non guide, fanno quello che vogliono». Savani è amareggiato: «Il bello di questa professione - conclude - sta anche nella gioia di raccontare l’amore per il territorio, le sue curiosità, il suo fascino. Fatti come questo fanno passare l’entusiasmo, fanno venire dubbi sul senso del proprio impegno. Mi sono trovato a chiedermi perché ci sia stato riservato un trattamento simile, così inospitale, così poco accogliente, così inspiegabile».