di
Natalia Distefano
Tra i presenti domenica in platea per la prima del 21 giugno potrebbe esserci anche l'ambasciatore russo Aleksej Vladimirovic Paramonov. Ma dal Costanzi, per ora, non sono arrivate conferme
Una vigilia insolita agita i corridoi del Teatro dell'Opera di Roma. E non è la consueta attesa per il ritorno di un classico immortale come «La Traviata» (in scena dal 21 al 30 giugno), e nemmeno la curiosità per l'eleganza «pop» impressa dalle firme di Sofia Coppola (regia) e Valentino (costumi). A far discutere la platea romana è il nome di Dmitry Korchak, il tenore russo chiamato a dare voce e tormenti ad Alfredo Germont sul palco del Costanzi. Una scelta artistica di primissimo piano che, tuttavia, porta con sé le inevitabili e pesanti scorie della cronaca internazionale, riaccendendo i riflettori sul legame mai del tutto sciolto tra la lirica globale e la Russia di Vladimir Putin.
Un poltrona per l'ambasciatore russoTra i presenti domenica in platea per la prima, ci sarebbe anche l'ambasciatore russo Aleksej Vladimirovič Paramonov. Il condizionale è d'obbligo, visto che al momento dal Costanzi non sono arrivate conferme. Mentre già confermate le presenze dell'ambasciatore di Albania e Giappone. Il talento di Korchak, del resto, non è in discussione. Nato artisticamente sotto l'ala protettrice di mostri sacri del calibro di Plácido Domingo – che lo incoronò nel 2004 al concorso Operalia – il tenore ha costruito una parabola eccezionale. È diventato in pochi anni un punto di riferimento assoluto del Belcanto nei templi mondiali della lirica, dalla Wiener Staatsoper alla Scala di Milano. Ma a pesare sul suo passaporto artistico, specie dall'inizio del conflitto in Ucraina, è quella sua doppia veste di cantante e direttore d'orchestra stabilmente inserito nei ranghi delle istituzioni statali russe, come l'Opera di Novosibirsk o i Virtuosi di Mosca. Relazioni che lo collocano, agli occhi di molti osservatori, in quella cerchia di artisti considerati filo-putiniani o quantomeno vicini o tollerati dal sistema di potere del Cremlino.







