PAVIA L’ultima volta che papa Leone XIV varcò il portone della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro era il 2024, quando l’allora cardinale Robert Prevost presiedette il solenne pontificale al termine del quale l’urna ottocentesca di cristallo e ottone, contenente le reliquie di Sant’Agostino, venne riposta nella cassetta argentea di età longobarda. Uno degli ultimi momenti organizzati all’interno delle celebrazioni dei 1300 anni dell’arrivo, nella città delle cento torri, delle spoglie del massimo pensatore cristiano del primo millennio. La mail d’invito È un lungo filo rosso quello che unisce il pontefice a Pavia. Porta lontano. Alle molte visite fatte negli anni alla comunità agostiniana e alla basilica che ospita le spoglie del vescovo di Ippona. Il priore, padre Gianfranco Casagrande, proprio il giorno in cui il cardinale Prevost venne eletto 267esimo pontefice, inviò una mail per congratularsi e invitarlo a Pavia. «Appena puoi, cerca di venire. Ti aspettiamo», scrisse padre Casagrande, abbandonando l’incipit “Ciao Robert”, come era solito fare, per un più formale “Sua Santità”. Papa Leone XIV gli rispose. E continua a rispondere alle sue mail. «Grazie Gianfranco, ti ringrazio per l’aiuto, continuate a pregare per noi e saluta la comunità». «Scrivo il lunedì, quando so che è a Castel Gandolfo e ha meno impegni. Gli racconto episodi belli o eventi significativi. E, ogni volta, verso sera, arrivano le sue risposte – fa sapere il priore –. So che il suo desiderio è restare da solo, vicino a Sant’Agostino, e pregare». Brillano i marmi e i candelabri alla luce del sole che filtra dalle preziose vetrate della basilica risalente al regno dei Goti, menzionata da storici come Paolo Diacono e Opicino de Canistris. E brilla l’arca contenente le spoglie del vescovo di Ippona, quel prezioso monumento realizzato con i marmi di Carrara e di Candoglia. È dinnanzi a questo capolavoro marmoreo scolpito nel 1362 con scene di vita del santo che pregherà il Pontefice che ha più volte ricordato di essere “figlio di Sant’Agostino». Padre Casagrande lo conobbe nel 1989. Poi lo vide in Perù. «Mi occupavo della missione nella zona di Apurimac, Cusco, e il pontefice era priore nella comunità di Trujillo, oltre ad esser formatore dei giovani agostiniani – ricorda il rettore della basilica –. Mi aveva colpito per la sua sincerità, la sua capacità comunicativa e la sua ricchezza riflessiva. Ma anche per la sua capacità di ascoltare con attenzione, dare spazio all’altro e percepire la sostanza. Qualità che gli consentono di dare risposte adeguate, fornendo consigli e soluzioni. È una persona ideologica, molto espansiva ed allegra, che sa raccontare quello che vive con ilarità, un aspetto che ora non viene colto. Come Papa deve essere contenuto, legato da una struttura plurisecolare». La dottrina agostiniana L’ultimo incontro risale al 2013, quando Robert Francis Prevost era priore generale e padre Casagrande lo invitò a Fano. Un lungo rapporto di amicizia, proseguito nel tempo, uniti dalla spiritualità e dagli scritti di Sant’Agostino. «Il Papa resta un agostiniano. I principi e i grandi valori che hanno creato la Regola del Santo è stata letta e assimilata. I nostri concetti sono illuminati dalla formazione ricevuta e sviluppata personalmente in base agli uffici assunti». Quella regola che è capolavoro di dottrina teologica, di sensibilità psicologica, richiamo all’amore, alla verità, alla giustizia. E che richiama all’amicizia, alla condivisione, alla comunità e all’umiltà. Il pontificato di papa Leone XIV, spiega il priore, non può prescindere dagli insegnamenti di Sant’Agostino, Padre e Dottore della Chiesa. «Il valore fondante è l’amicizia. È un valore che crea ponti con persone con cui condividere la ricerca della verità. E chi la raggiunge per primo, con umiltà, deve condividerla con i fratelli, perché nessuno rimanga indietro e nessuno proceda troppo avanti. E l’amicizia crea condivisione», spiega padre Casagrande, sottolineando poi la centralità della comunione. «Essere profondamente uniti per creare una sola realtà. Sant’Agostino, nel milanese, dà vita ad una prima comunità monastica. E trasforma il concetto di monaco. Non colui che vive da solo. Ma “Monos” è l’intera comunità, costituita da tanti elementi diversi, legati dal vincolo dell’amore fraterno. Realizzando un’unità quasi perfetta, condividendo i propri beni». Un bagaglio spirituale che segna il pontificato del primo papa agostiniano che, sullo stemma, ha voluto far imprimere: “In Illo Uno Unum, In Cristo siamo una cosa sola”. Il migrante come fratello Una comunione che diventa centrale quando il pontefice parla di migranti. «Il migrante per lui è un fratello da accogliere nella comunità per conoscerlo, stabilire un rapporto amichevole, condividerne la vita, senza paure», spiega il rettore, ricordando il valore dell’umiltà, «che ridimensiona i rapporti». «Nessuna dipendenza, nessun potere, né sfruttamento. Ma un rapporto paritario. Si riceve e si offre tutto affinché nessuno sia troppo povero o sia troppo ricco». E Sant’Agostino traccia anche la direzione per raggiungere la pace. «Si costruisce attraverso il dialogo e il confronto, cercando di trovare un’intesa. Il pontefice lavora per costruire la pace, seguendo le indicazioni del Santo. So che non si scoraggia davanti alle difficoltà, sorretto anche dalla sua capacità di scavare nei problemi per comprenderli nel profondo e trovare la radice vera». Il priore ricorda che Leone era stato un grande diplomatico, ma anche capace di entrare nel cuore delle persone, ad esempio quando era ambasciatore in Belgio. «Tutti lo hanno rimpianto per la sua capacità stabilire relazioni di amicizia. Attraverso un’amicizia sincera e un rapporto diretto tra le persone si possono capire e risolvere i problemi».
Il priore Casagrande: «Scrivo sempre a Prevost di lunedì e so che la sera mi risponde»
La guida della comunità agostiniana ricorda i trascorsi con Papa Leone XIV, oggi in visita a Pavia










