Virginie Efira aveva due sogni. Vi riferiamo subito del primo. Semplice solo in apparenza: lavorare con persone di culture diversa dalla sua. Lo ha realizzato, perché al festival di Cannes, che si è concluso da non molto, e che l’ha premiata migliore attrice insieme alla collega Tao Okamoto, si è trovata in due fantastici gruppi di lavoro guidati, rispettivamente, dall’iraniano Asghar Farhadi (il film è Histoires parallèles e indaga il rapporto tra realtà e finzione) e – per All’improvviso – dal giapponese Ryusuke Hamaguchi.
Virginie Efira, Franco Basaglia e gli incontri che cambiano la vita
In All’improvviso interpreta la direttrice di una casa di riposo, un luogo dove caparbiamente lavora per portare armonia. L’incontro inaspettato del titolo è quello con una donna (Okamoto, modella e attrice giapponese) che sta morendo, ma non rinuncia a portare in scena la pièce Da vicino nessuno è normale, ispirata all’esperienza del padre dell’antipsichiatria, l’italiano Franco Basaglia. Un incontro che cambierà la sua vita.
Un racconto di individui ostinati e gentili che ha richiesto di trovare un terreno comune, anche linguistico. Virginie ha imparato il giapponese, Okamoto il francese.
Virginie, lei è una gran lavoratrice.







