PHILADELPHIA. Il Brasile era chiamato al riscatto dopo l’opaco esordio contro un arrembante Marocco. E per non perdere distacco dai marocchini, vittoriosi con la Scozia poche ore prima, l’unico risultato era vincere.E Carlo Ancelotti non ha deluso, nonostante tutti gli occhi fossero puntati su di lui e sulle sue scelte. Di fatto, riconferma otto undicesimi della formazione precedente, cambiando solo il deludente Ibáñez per l’esperto Danilo e l’inconcludente punta Igor Thiago per Cunha del Manchester United.
Haiti gioca in maniera compatta, tutta in difesa; dopo tre minuti si becca il primo giallo giusto per far capire quale sarà l’andazzo della partita.Lo spartito è chiaro: il Brasile fa la partita, con picchi del 60% di possesso palla, mentre Haiti resta rintanato – sperando in qualche contropiede – ma senza quel timore reverenziale che, in passato, caratterizzava molte delle piccole quando giocavano contro le grandi e blasonate squadre.In fondo, chi ha tutto da perdere sono i sudamericani, mentre l’orologio scorre. Già al 22esimo, il Brasile passa avanti con un gol di Cunha, che si fa trovare al posto giusto per battere in rete una ribattuta centrale del portiere Placide su tiro di Vinicius. Sebbene lo stadio di Philadelphia sia nella sua quasi totalità a tinte verdeoro, sono i fan haitiani quelli che si fanno sentire di più con i propri cori e urla, specie di fronte a ogni azione offensiva dei Granatieri. Si nota che la piccola isola caraibica mancava alla Coppa del Mondo da più di 50 anni e i suoi tifosi lo sanno.Il gol di Cunha scioglie la tensione sia dalle menti dei giocatori della Seleção che dal sopracciglio di Ancelotti e i verdeoro cominciano a giocare in maniera più naturale.










