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Paolo Tomaselli, inviato a Filadelfia
Il c.t. della Seleçao vuole voltare pagina dopo le difficoltà all'esordio: «Ma come ho detto il Mondiale non si vince alla prima partita...»
Nel cuore della notte italiana, alla vigilia della sfida contro Haiti, Carlo Ancelotti stupisce tutti quelli che si sono stropicciati gli occhi con i gol di Messi, Mbappé, Haaland, Kane o Vinicius, che ha salvato il Brasile all’esordio con il Marocco: «Secondo me a determinare il Mondiale non saranno le stelle, ma le squadre. La differenza la farà soprattutto l’intensità di gioco». Al momento la Seleçao, tra le favorite, sembra quella più indietro, a partire proprio dal ritmo che ha tenuto all’esordio: «Nessuno di noi era contento dopo quella partita e nessuno si è espresso al massimo. Farò dei cambi, ma non credo che questa squadra abbia bisogna di una identità definita: le mie squadre devono fare molte cose e farle bene. Dobbiamo migliorare nella qualità del gioco, dobbiamo avere più equilibrio e fare equilibrio nel momento corretto». Ancelotti poi ha dovuto rispondere a una domanda che ai brasiliani piace sempre molto, ovvero come ci si sente su una panchina dove le pressioni sono maggiori rispetto a quelle del presidente del Paese. «Una cosa vorrei che fosse chiara: è un privilegio essere ct della Seleçao e devo fare i conti con la pressione. Il risultato con il Marocco non è stato quello che volevamo, ma dobbiamo fare critiche costruttive. Come ho detto la Coppa non si vince nella prima partita e dobbiamo trovare le soluzioni: che sia prima o che sia dopo, so che le troveremo. L’autocritica dei giocatori è stata positiva e continuo a essere fiducioso che la squadra possa essere competitiva in questo Mondiale». Tutto il Brasile spinge per il 19enne Endrick come novità in attacco, ma Ancelotti non è il tipo di allenatore che si fa influenzare dalla vox populi e scatena anche le risate della stampa brasiliana: «Dobbiamo metterlo al momento giusto. Dobbiamo aspettare un po’, ma sarà importante per noi. È un talento straordinario e il Brasile se lo godrà in questo Mondiale e nel prossimo. È un ragazzo paziente, molto maturo e anche la famiglia non gli mette fretta. È un aspetto importante».










