Per scegliere il titolo del suo disco Roberto Colella è andato dal fruttivendolo. Non è una battuta. Ce sta sempe na via ha superato quello che lui chiama “il test del quartiere”: il parere del panettiere, dei commercianti della zona e di tre diversi Tony che lavorano nella strada dove vive, nella periferia della periferia di Giugliano. Quando uno di loro ha risposto semplicemente “bellissimo”, la questione era chiusa.
Facile trasformare l’episodio nell’ennesimo racconto sull’autenticità napoletana. Il punto è che Colella sembra interessato a tutto tranne che a questo. Mentre tanti costruiscono un immaginario, lui continua ostinatamente a parlare di persone. Per questo il paragone con Pino Daniele, che rispunta ogni volta che un musicista napoletano esce dal recinto locale, gli sta stretto. Non per mancanza di rispetto: Pino, dice, “appartiene al tessuto stesso della città, è uno di quei giganti che hanno cambiato per sempre il modo di raccontarla”. Colella arriva da un’altra storia. Prima dei cantautori ci sono stati Led Zeppelin, Queen e Beatles, poi Paul Simon, l’Africa, il Mali, il Senegal, il Sudafrica, il Sud America. Un viaggio enorme che però lo riporta sempre nello stesso punto: Napoli. Solo che la sua Napoli non assomiglia quasi mai a quella da cartolina.






