L'andamento degli investimenti diretti esteri (IDE) cinesi in Italia ha uno stretto legame sia con l'evoluzione dei rapporti tra Roma e Pechino sia con le strategie di espansione internazionale delle imprese cinesi. Nel 2019 l'Italia ha aderito alla Belt and Road Initiative (BRI), diventando il primo paese del G7 a farlo. Tuttavia, nel 2024 il governo italiano ha deciso di non rinnovare l'accordo, posizionandosi in linea con l'Unione Europea, che definisce la Cina al tempo stesso un partner economico, un concorrente e un rivale sistemico.

Sul piano degli investimenti, il punto più alto è stato raggiunto nel 2015 con l'acquisizione di Pirelli da parte di ChemChina per 7,1 miliardi di euro, ancora oggi la più grande operazione cinese mai realizzata in Italia. Da allora, però, gli investimenti hanno registrato una progressiva diminuzione: dai quasi 1 miliardo di euro all'anno della fine degli anni 2010 si è passati ai soli 163 milioni del 2025. A differenza di paesi come Ungheria, Spagna, Francia e Germania, l'Italia non è riuscita ad attrarre la recente ondata di investimenti cinesi legati alla produzione di veicoli elettrici e batterie. Gli investimenti presenti nel paese si concentrano oggi soprattutto nei settori dei macchinari, dell'energia e dei beni di consumo di fascia alta, come mostrano i casi di Bialetti e Golden Goose.