Roma, 20 giugno 2026 – “Mi ha implorato di fare una foto, mi ha fatto pena”. Con queste parole si apre una nuova e ulteriore spaccatura tra Stati Uniti e Italia, un tempo ottimi alleati e oggi, alla luce soprattutto delle ultime dichiarazioni offensive del presidente Donald Trump contro la premier Giorgia Meloni, appaiono sempre più distanti. Una frattura, come osserva il giornalista e scrittore statunitense Alan Friedman, che proseguirà almeno fino alla fine del mandato presidenziale del tycoon, nel gennaio del 2029.

È il punto più basso delle relazioni tra Stati Uniti e Italia?

“È una crisi diplomatica. Più che il momento più basso, è il momento in cui gli italiani aprono gli occhi, vedono gli Stati Uniti di Trump per quello che sono, capiscono che il presidente americano non è un amico dell’Europa e che se ne frega di Meloni, Macron o Starmer. Con le sue parole Trump ha offeso sia l’onore del presidente del Consiglio che di tutto il Paese, e ci tengo a esprimere la mia solidarietà a Giorgia Meloni”.

Il punto zero della rottura è la mancata autorizzazione all’uso delle basi italiane per le operazioni militari americane legate al conflitto in Iran.

“Trump è rimasto molto male del diniego, così come per quelli della Spagna, della Svizzera e del Regno Unito. E questo spiega perché nei prossimi mesi, temo, il Pentagono decida di ritirare le truppe americane dall’Europa, smantellando di fatto la Nato con un disimpegno importante. Voglio essere chiaro su questo aspetto: gli Stati Uniti non sono più un alleato; l’Europa è sola, attaccata commercialmente da Washington e Pechino e con la Russia che fa la guerra in Ucraina. Bruxelles non si può fidare del presidente statunitense”.