«Sì, ma non litighiamo sul nome». Le dichiarazioni del primo ministro olandese, Rob Jetten il secondo giorno di vertice a Bruxelles sono abbastanza indicative del clima. Ieri si è più volte sentito nominare l’attuale presidente del Consiglio europeo Antonio Costa come possibile mediatore unico dell’Ue con la Russia. A dirla tutta, Jetten ha anche parlato di «dibattito molto costruttivo». Ma sappiamo che quest’accelerazione è stata vissuta come uno sgarbo da Francia e Germania, i due stati che in Europa dettano la linea sull’Ucraina.
A quanto rivelano diverse fonti delle agenzie «la percezione tra svariati capi di Stato e di governo è che Costa sia pronto a svolgere il ruolo: sarebbe lui il “candidato naturale”», dicitura non metaforica in quanto i trattati europei prevedono che il capo del Consiglio sia effettivamente il rappresentante dell’Ue all’estero. Ma sulla scelta non c’è affatto unanimità. Anzi, non c’è accordo nemmeno sull’eventualità di designare un negoziatore in quanto, come dice l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, e come ha ribadito (con molto più peso) ieri Emmanuel Macron: «L’Europa non può essere un mediatore super partes in quanto è schierata con l’Ucraina». Tra i principali sponsor del mediatore unico c’è l’Italia, come chiarito dal nostro ministro degli Esteri all’ingresso della due giorni di Bruxelles, ma chissà se dopo l’ultima sfuriata di Donald Trump la linea di Roma resterà la più filo-statunitense dei grandi Paesi Ue.










