Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa Galleria Borghese di Roma, uno dei più straordinari scrigni d'arte del mondo, si trova al centro di una discussione che fotografa perfettamente i mali cronici della politica culturale italiana.
Da un lato abbiamo un museo seicentesco strutturalmente compresso, dove l'accesso per i disabili resta un’ingiustizia, le opere si accumulano nei depositi e i biglietti sono così contingentati da alimentare fenomeni di bagarinaggio con ticket rivenduti a 80 euro. Dall'altro lato, un privato, la società di ingegneria Proger, offre quasi 900mila euro per finanziare un concorso internazionale e redigere uno studio di fattibilità per un eventuale ampliamento. Risultato? Il dibattito pubblico, invece di misurarsi sulla sfida del futuro, è sprofondato in un festival di polemiche. Le reazioni sollevate dal solo annuncio dello studio di fattibilità hanno scomodato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), che ha chiesto le dimissioni della direttrice Francesca Cappelletti, attaccando il Comune e accusandolo di voler far costruire «un mostro di cemento».
A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato la direttrice della Galleria, precisando come l'obiettivo sia esplorare vie per superare l'attuale regime di contingentamento, fermo a 360 persone a turno, ampliando l'accessibilità del museo. Eppure, le rassicurazioni sul fatto che non esista ancora un progetto non sono bastate a frenare i toni del dibattito, tra l'accostamento dello studio a un “ipotetico scempio” da parte di Italia Nostra e le dichiarazioni di Tomaso Montanari, arrivato a paragonare l'iniziativa a «una sopraelevazione sulla Cupola del Brunelleschi».






