| 19 Giugno 2026 21:02 |

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(Adnkronos) – Costruire nel Golfo non significa importare modelli occidentali, ma aiutare i Paesi emergenti a trovare una propria via alla contemporaneità. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Andrea Schiattarella, CEO di Schiattarella Associati, studio romano di architettura con una lunga presenza in Arabia Saudita.

“Siamo presenti lì dal 2010”, racconta Schiattarella, ricordando il lavoro svolto soprattutto sugli asset culturali. Tra i progetti citati ci sono Diriyah Art Futures, indicato come il primo centro di arte digitale del Middle East, e il lavoro per la sede del Red Sea Film Festival a Gedda. “Abbiamo lavorato abbastanza intensamente nel Paese e abbiamo acquisito una discreta notorietà”, spiega.

L’esperienza saudita, osserva, nasce da un cambio di approccio. Quando lo studio è arrivato nel Paese, si è trovato davanti a un sistema che tendeva a importare modelli occidentali: città costruite su maglie cartesiane, grandi autostrade di stampo americano, edifici e grattacieli potenzialmente replicabili “da Dubai al Nuovo Messico”. La scelta di Schiattarella Associati è stata diversa: ascoltare la realtà locale, la cultura del posto e lavorare su quel patrimonio per sviluppare un linguaggio contemporaneo radicato nel contesto.