Carlo Capasa (courtesy Camera nazionale della moda italiana)

«Con lo scenario geopolitico che sembra avviarsi verso un miglioramento, speriamo di poter avere una chiusura d'anno migliore rispetto alle previsioni». Carlo Capasa, presidente di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, guarda con prudente ottimismo alla seconda parte del 2026. Il settore resta però sotto pressione. «Se il 2026 dovesse chiudersi come previsto, in tre anni la moda italiana avrebbe perso circa 10 miliardi di euro di fatturato, passando dai 101,5 miliardi del 2023 a circa 91,5 miliardi».

L’occasione per fare il punto sul comparto è l’apertura della Milano fashion week uomo, al via da oggi a martedì 23 giugno, con 16 sfilate fisiche, 6 appuntamenti digitali, 46 presentazioni e 7 eventi. «Il calendario funziona molto bene», osserva Capasa. «Il ritorno di Ralph Lauren è una notizia importante, così come la scelta di Thom Browne di sfilare a Milano. E poi c'è Paul Smith, che ormai è diventato una colonna portante della nostra settimana della moda».

Alcuni osservatori sottolineano una riduzione del numero di brand presenti a giugno.

Non parlerei di riduzione. I brand sono sostanzialmente gli stessi. Alcuni hanno semplicemente deciso di presentare le collezioni uomo a settembre insieme alla donna. Per me le fashion week sono essenzialmente due grandi momenti, la stagione primavera-estate che inizia a giugno e continua a settembre e quella autunno-inverno. C'è una diversa distribuzione temporale, ma la forza dell'offerta maschile resta invariata.