Raggiunta da Fanpage.it, la presidente dell’associazione Penelope, Emanuala Zuccagnoli, spiega che “l’allontanamento è volontario, ma organizzato da qualcuno che conoscevano”
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"Dietro a una scomparsa, a un allontanamento, c'è sempre una sofferenza. Quando arrivano le Forze dell'ordine, e quando arriviamo noi, ormai è tardi". A parlare con Fanpage.it è Emanuela Zuccagnoli, presidente nazionale di Penelope, associazione che in tutta Italia si occupa di supportare i familiari di persone scomparse.
Sono proprio le delegazioni di Penelope del Lazio e dell'Abruzzo le prime a essersi attivate per supportare Stefano Di Giacinto, il padre di Sarah e Alisya, scomparse il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Le ragazzine sono sparite meno di una settimana dopo la sentenza con cui il Tribunale per i minorenni ha riconosciuto la competenza genitoriale all'uomo e non alla ex moglie, Valentina D'Acunto. Ma Sarah e Alisya si trovavano nella rete dei servizi sociali dal 2020 e in comunità dal 2023, prima a Cassino e da un anno e mezzo nell'Aquilano, dove sono scomparse.
Il padre sta comunicando attraverso la vostra associazione. Vi ha parlato del ritrovamento del fermaglio attribuito a Sarah? Il fermaglio è stato trovato da un cittadino che faceva una passeggiata nelle zone boschive, al limitare della comunità dove si trovavano Sarah e Alisya. Si tratta di un fermaglio rosso tipico delle ragazzine di 12 anni e di una tipologia che Sarah utilizza, come confermato dal padre e anche da una sua amica. Questo però non vuol dire che sia suo, e anche se lo fosse non c'è certezza che sia stato perso il giorno dell'allontanamento, in quelli successivi, o anche precedenti.













