Avanzano dubbi sulle operazioni per ritrovare le due sorelle scomparse in Abruzzo. «Le ricerche delle ragazze credo siano partite con ritardo, non da ultimo perché le perquisizioni nelle abitazioni dei genitori e dei nonni sono state effettuate soltanto mercoledì 10», a tre giorni dalla scomparsa dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, nell'Aquilano. Lo afferma all'ANSA Enrico Mastantuono, legale di Valentina D'Acunto, madre di Sarah e Alisya, le sorelle di 12 e 16 anni delle quali non si hanno più notizie da domenica 7 giugno.

Il nodo dell'antidolorifico «Inoltre - prosegue il legale - se è vero che ad Alisya è stato somministrato dagli operatori della casa famiglia un antidolorifico quella notte, è necessario accertare anche le condizioni di salute della ragazza che lo ha assunto, alla luce delle possibili controindicazioni». Le osservazioni del legale si aggiungono a quelle già espresse nei giorni scorsi in merito a presunte criticità, negligenze e omissioni nella comunicazione alla madre riguardo l'allontanamento delle figlie. «Una delle due ragazze, Sarah, è celiaca - ha concluso -: un ulteriore elemento di apprensione per la madre in questi giorni, chiusa nel suo dolore». Nei giorni scorsi il padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto, aveva presentato una denuncia nei confronti della casa famiglia per accertare eventuali responsabilità dei gestori. Una denuncia che ha portato all'apertura di un secondo fascicolo in procura, questa volta per abbandono di minore.La mancata comunicazione «La signora Valentina D'Acunto ha già chiarito di aver appreso della scomparsa delle figlie nella tarda mattinata di domenica, tra le ore 12:30 e le ore 13:00, quando i carabinieri del N.o.r.m. di Formia si sono recati presso la sua abitazione cercando le ragazze. Dopo l'arrivo dei militari, la signora D'Acunto è stata accompagnata presso la Stazione di Scauri, dove ha presentato querela per sottrazione di minore. Secondo quanto riferito dalla madre, nessuna comunicazione preventiva le sarebbe stata indirizzata né dalla casa famiglia né dai soggetti preposti alla tutela delle minori. Tale circostanza, che dovrà essere verificata negli atti e nelle sedi competenti, pone un tema di estrema gravità sul piano della responsabilità informativa, organizzativa e di protezione». Ad affermarlo, in una nota, sono gli avvocati Giuseppe D'Amici ed Enrico Mastantuono, difensori di Valentina D'Acunto, madre delle minori Alisya e Sarah, scomparse dalla comunità educativa di Civitella Alfedena. «In una vicenda di tale delicatezza, ogni domanda sul come, sul quando e sul perché della scomparsa non può essere riversata sulla madre, che ha appreso la notizia quando le figlie risultavano già irreperibili» proseguono i due legali: «Quelle domande devono essere rivolte a chi, in quel momento, aveva la presa in carico concreta delle minori, il dovere di vigilanza, il compito di protezione e l'obbligo di attivare immediatamente ogni presidio utile».La fuga programmata Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, si rafforza quella di una fuga programmata, presumibilmente con l'aiuto di terzi. «L'hanno presa. Avevano paura di uscire la notte», ha detto a 'La Vita in diretta' il fidanzato della sedicenne, anche lui fino a qualche tempo fa ospitato nella struttura da cui le sorelle hanno fatto perdere le loro tracce. Una circostanza che gli inquirenti stanno verificando anche alla luce delle caratteristiche del territorio montano del Parco nazionale d'Abruzzo e dell'assenza di collegamenti pubblici nella giornata di domenica.A sostegno dell'ipotesi di un allontanamento preparato ci sarebbe anche il fatto che le ragazze avrebbero portato con sé abiti, trucchi e altri effetti personali. Lo stesso fidanzato, che oggi è stato sentito ancora una volta dai carabinieri, ha riferito inoltre che la madre avrebbe scritto loro una lettera annunciando l'intenzione di raggiungerle nella struttura, «anche con la forza».Le immagini Agli atti dell'indagine vi sono inoltre alcune immagini che mostrano le due ragazze intorno alle 21:30 del 6 giugno - la sera della scomparsa - mentre si spostavano tranquille attorno ai tavoli di un bar all'aperto adiacente a un impianto sportivo. Sarebbero da lì a poco rientrate nella struttura, per poi allontanarsi, tra le 2 e le 5 del mattino, passando da una finestra rotta, senza inferriate. La procura di Sulmona sta verificando anche il contenuto di alcuni biglietti, ritenuti di possibile interesse investigativo, che sarebbero stati trovati all'interno della stanza delle ragazze già sottoposta a sequestro. Si tratterebbe di messaggi in codice, dei cosiddetti 'pizzini' da decifrare, per comunicare forse con qualcuno all'esterno.Estese le ricerche Le ricerche sono state estese sia nelle zone di origine della famiglia, nel territorio di Minturno - nel Basso Lazio -, sia in Abruzzo. Gli investigatori, che stanno controllando anche il lago di Barrea con l'ausilio dei vigili del fuoco, stanno battendo a tappeto anche casolari, edifici abbandonati e grotte lungo le direttrici che collegano Civitella Alfedena con Castel di Sangro, Avezzano e la località Passo Godi di Scanno. Sul caso ieri il papà delle giovani ha presentato una seconda denuncia, questa volta nei confronti dei responsabili della casa famiglia che, di conseguenza, sono stati indagati. L'uomo accusa la struttura di non aver vigilato sulle figlie e, dunque, di abbandono di minori. «Da parte nostra c'è sempre stata massima serietà e correttezza gestionale - si difende il presidente Maurizio Volpini - Siamo tranquilli, se è il caso di difenderci lo faremo nelle sedi più opportune». Nei giorni scorsi sono state effettuate perquisizioni e ricerche anche con droni e cani molecolari. Intanto si susseguono gli appelli dei familiari. «Spero che vengano trovate al più presto. Ho tanti sospetti, ma non posso dare la colpa a nessuno. Escludo però una fuga solitaria», ha detto il padre. «Tornate a casa, non ce la facciamo più", è il pianto della della nonna materna.