Una speranza che resiste, pur tra forte ansia, mentre proseguono le ricerche di Sarah e Alisya scomparse da oltre dieci giorni dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. L'associazione Penelope Abruzzo ipotizza un allontanamento assistito da parte di qualcuno conosciuto dalle ragazze, ma la Procura non esclude alcuno scenario. Le operazioni si concentrano nel Lago di Barrea, con monitoraggi strumentali, reparti specializzati e utenze telefoniche al vaglio, tutte inattive da giorni
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"Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene": è il sentimento espresso da Stefano Di Giacinto, padre di Sarah e Alisya, le minorenni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e delle quali non si hanno più notizie dal 7 giugno. A riferirlo è Alessia Natali, referente dell'associazione Penelope Abruzzo, spiegando che l'uomo mantiene una sensazione positiva, pur accompagnata da forte preoccupazione e ansia.
Le ricerche e l'arrivo del Life Seeker
Sul fronte operativo, l'associazione segnala che a breve dovrebbe essere impiegato il "Life Seeker", dispositivo utilizzato nelle attività di ricerca e soccorso per localizzare telefoni cellulari e creare una rete temporanea di comunicazione nelle aree prive di copertura. Le ricerche, intanto, si stanno concentrando nel lago di Barrea, dove i vigili del fuoco del soccorso subacqueo acquatico di Ancona stanno scandagliando tre punti indicati dai carabinieri. Le operazioni procedono con un monitoraggio strumentale, basato su elementi investigativi già acquisiti. A terra operano il Sagf, squadre di protezione civile e unità cinofile. Si seguono tre utenze telefoniche che le ragazze avrebbero con sé: una collegata a una persona vicina al fidanzato di Alisya, una a un uomo di origine kosovara e una al compagno della madre. Tutti i dispositivi risultano inattivi da giorni. La base operativa dei vigili del fuoco è stata trasferita da Civitella a Villetta Barrea, a ridosso del lago.













