Un falso sulle annotazioni di servizio compiuto per "coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al 'Gruppo Roma' nella morte di Stefano Cucchi". In novanta pagine di motivazioni i giudici della quinta sezione penale della Cassazione cristallizzano le accuse alla "catena di comando" coinvolta nel filone di indagine sui depistaggi seguiti alla morte del trentenne nell'ottobre del 2009 a Roma, sette giorni dopo il suo arresto.Con la pronuncia del marzo scorso i Supremi giudici hanno rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l'intervenuta prescrizione o condanna.Tra i prescritti il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e da Francesco Cavallo. La Cassazione ha inoltre assolto dalle accuse il colonnello dell'Arma, Lorenzo Sabatino, che in secondo grado si era visto confermare la condanna ad 1 anno e 3 mesi.
Nell'atto i Supremi giudici affermano che dalla "lineare" ricostruzione delle sentenze di merito emerge "una chiara volontà, puntualmente ricostruita, di impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi - riscontrate dai due piantoni - potessero, in una fase in cui il giovane era ormai deceduto - si legge -, far ipotizzare che le stesse fossero state originate da situazioni verificatesi tra il suo arresto e il successivo collocamento nella camera di sicurezza e che, come tali, potessero essere ricondotte alle responsabilità degli appartenenti all'Arma dei Carabinieri in servizio presso articolazioni dipendenti dal Gruppo Roma di cui facevano parte tutti gli imputati e al cui vertice vi era Casarsa". E ancora: "la stessa circostanza che le annotazioni di servizio fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, tali da non rendere identificabili le relative differenze, è stato ritenuto indicativo, con valutazione tutt'altro che illogica, dell'obiettivo di occultare le modifiche apportate e, in particolare, i passaggi della prima annotazione ritenuti compromettenti".












