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«Le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al 'Gruppo Romà nella morte di Stefano Cucchi». E’ quanto scrive la quinta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza sui depistaggi nel caso Cucchi.Nel marzo scorso i Supremi giudici hanno assolto il colonello, Lorenzo Sabatino. La Cassazione ha, inoltre, rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l’intervenuta prescrizione o condanna. Tra i prescritti il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo.«Una chiara volontà di impedire collegamenti»

Nell’atto di 90 pagine i Supremi giudici affermano che dalla «lineare» ricostruzione delle sentenze di merito emerge «una chiara volontà, puntualmente ricostruita, di impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi, riscontrate dai due piantoni, potessero, in una fase in cui il giovane era ormai deceduto - si legge - far ipotizzare che le stesse fossero state originate da situazioni verificatesi tra il suo arresto e il successivo collocamento nella camera di sicurezza e che, come tali, potessero essere ricondotte alle responsabilità degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri in servizio presso articolazioni dipendenti dal Gruppo Roma di cui facevano parte tutti gli imputati e al cui vertice vi era Casarsa».