ROMA – “Ibrahim, Blessing, la piccola Desirèe...”. In una basilica affollata da uomini e donne originari di tanti Paesi del mondo, insieme a chi li ha accolti e si è impegnato per la loro integrazione, sono risuonati i nomi di chi invece non ce l’ha fatta ad attraversare il mare. È stata commossa e molto partecipata - in centinaia hanno seguito in piazza attraverso un maxischermo - “Morire di speranza”, la veglia organizzata a Santa Maria in Trastevere dalla Comunità di Sant’Egidio assieme a tante associazioni che lavorano ogni giorno per dare un futuro a chi arriva nel nostro Paese.

Sono 77mila le vittime di viaggi, in mare o per terra, dal 1990 ad oggi. Tutto per ricordare le 77mila vittime dei viaggi in mare e via terra verso l’Europa, dal 1990 ad oggi. Tra i migranti oggi integrati, tanti che sono arrivati con i barconi, insieme a chi invece ha avuto la fortuna di giungere con i corridoi umanitari, il progetto realizzato da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane e alla Cei, che in dieci anni ha permesso a oltre 7.600 persone di raggiungere l'Italia in modo legale e sicuro.Le tragedie del mare non sono affatto finite.

Nei primi mesi del 2026 le vittime sono state 1.681, tra loro il 28,8% erano donne e bambini. E’ da sottolineare inoltre che, nonostante si sia assistito negli ultimi anni ad una diminuzione degli arrivi, la percentuale delle vittime è invece aumentata, una ogni 47 tentativi di attraversare il Mediterraneo o l’Atlantico, secondo le stime dell’OIM. “La preghiera Morire di speranza – ha detto il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo – è un momento per fermarsi e fare un esame di coscienza, come ha chiesto Papa Leone alle Canarie. Un esame di coscienza per i Paesi da cui fuggono i migranti perché bisogna trovare le vie di pace. Esame di coscienza per noi europei, che abbiamo chiuso molte delle nostre frontiere".