Roma, 17 dic. (askanews) – C’è stata una “sensibile riduzione dei morti e dei dispersi nel Mediterraneo”. Lo ha sostenuto la premier Giorgia Meloni, in occasione delle comunicazioni alla Camera in vista del consiglio Ue, nel passaggio dedicato da Meloni alle politiche migratorie messe in campo da Italia ed Europa. Eppure, dagli ultimi rapporti degli enti internazionali e delle associazioni che si occupano di migranti, arrivano numeri allarmanti. Non ultimo Save the Children che oggi definisce il Mediterraneo Centrale la “rotta migratoria più mortale al mondo per i più piccoli”. Se gli sbarchi sono diminuiti, infatti, è cresciuto il tasso di mortalità a conferma della maggiore pericolosità delle rotte. Senza considerare le navi fantasma ‘scomparse’ dai radar e il conto per difetto di chi si spegne nel deserto.
Per Save the Childen proprio “le crescenti misure di deterrenza sostenute dall’Ue e dai suoi Stati membri nei Paesi terzi rischiano di spingere migliaia di minori verso rotte migratorie sempre più invisibili e pericolose, esponendoli a rischi estremi come la morte, ma anche alla tratta, allo sfruttamento, alla detenzione e all’erronea identificazione come adulti”.
Meno di una settimana fa, dagli ultimi dati del Progetto Migranti Scomparsi dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) emergeva come nel 2025 sono morte oltre 1.000 persone dall’inizio dell’anno nella traversata del Mediterraneo centrale. In media, sostengono Unicef, Unhcr e Oim, 42 persone perdono la vita ogni settimana lungo la rotta del Mediterraneo centrale, e si stima che una su cinque sia un bambino.








