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Petrolio in calo e dollaro debole sostengono azioni e valute dell'area: la view di Paulo Salazar, Head of Emerging Markets
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L'allentamento delle tensioni geopolitiche sta cambiando lo scenario per i mercati emergenti. La distensione tra Iran e Stati Uniti, unita al calo dei prezzi del petrolio, all'attenuarsi delle pressioni inflazionistiche e all'indebolimento del dollaro, sta creando un contesto che diversi gestori giudicano tra i più favorevoli degli ultimi trimestri. A leggere così la fase è Paulo Salazar, Head of Emerging Markets di Candriam, secondo cui questa combinazione di fattori può rimettere in moto i flussi di capitale verso l'area.
I due motori principali sono il greggio e il biglietto verde. Un calo prolungato dei prezzi del petrolio aiuta a ridurre l'inflazione in molte economie emergenti. Questo lascia alle banche centrali locali più spazio per tagliare i tassi e migliorare le condizioni finanziarie interne. L'energia meno cara funziona inoltre come uno shock positivo per i Paesi importatori netti di greggio, perché sostiene i consumi, le partite correnti e i profitti delle imprese. L'indebolimento del dollaro completa il quadro. "Storicamente, i periodi di debolezza del dollaro hanno coinciso con una performance più solida dei titoli azionari dei mercati emergenti e delle valute locali", osserva Salazar. Il motivo è il miglioramento delle condizioni di finanziamento esterno e l'aumento dei flussi di capitale diretti fuori dagli Stati Uniti.











