Più di un amore. Una fede. Il “culto pagano” per il Napoli è trasversale, coinvolge ogni categoria sociale, professionale e politica. Accende l’entusiasmo. Il virus azzurro si diffonde da un secolo. La passione smisurata si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Il calcio vissuto come riscatto, vanto, orgoglio della capitale del Sud che con dribbling, tunnel, pallonetti e giocate inebrianti ha spesso e volentieri messo in ginocchio i “giganti” del ricco nord. Sembra ieri. Ma sono già cento anni.
Un secolo di gol. È anche il titolo del libro che “Repubblica” regala ai suoi lettori sabato 20 giugno: 208 pagine che si leggono come un romanzo, la grande storia di un club che ha seguaci in ogni angolo del mondo, una fedeltà che ha resistito agli alti e bassi di vittorie e sconfitte, grandi gioie e cocenti delusioni. Il popolo azzurro si ritrova davanti al volto di Diego Armando Maradona, scomparso a soli sessant’anni ma immortale nel cuore e nei pensieri di ogni fan napoletano. Il fuoriclasse, il Masaniello irriverente, sempre critico verso i potenti, geniale, trascinatore, un giocatore inimitabile; ma anche l’uomo tormentato dal diavolo della droga e, soprattutto, il capitano senza paura che ha fatto trionfare la squadra in ogni campo, in Italia e in Europa, aprendo la strada a successi a lungo solo immaginati.








