«Credo che il Piemonte abbia aree di sofferenza e di crisi, ma anche grandi carte da giocare». È con questo messaggio che il segretario generale Luca Caretti, apre il confronto tra il presidente della Regione Alberto Cirio e il sindaco di Torino Stefano Lo Russo nell’ultima giornata della Festa della Cisl Piemonte, in corso Marconi. Una riflessione che fa da filo conduttore all’intero dibattito, moderato dal vicedirettore de La Stampa Giuseppe Bottero, e che mette al centro le sfide dell’automotive, il futuro industriale del territorio, l’attrattività di Torino e le prospettive per le nuove generazioni. In numeri: il Pil cresce dello 0,4%. L’export nel primo trimestre dell’anno fa segnare un incremento del 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il numero di lavoratori, dal 2019 a oggi, è cresciuto di 40 mila persone. L’aerospazio cresce, l’automotive resta in crisi costante. Intorno a questi dati inizia il confronto. Cirio: “Esclusa l’automotive cresciamo più del Nord Est” Qual è lo stato di salute dell’economia regionale? Cirio cita come dal 2019 a oggi le «40 mila persone in più che lavorano». L’occupazione cresce. E sul Pil regionale è fiducioso: «Bankitalia ci dice alcune cose importanti. E alcune sono costanti: in questa regione il prodotto interno lordo è sempre cresciuto del più o meno 0,1% rispetto a quello nazionale. Togliete l’automotive dal Pil del Piemonte e cresciamo più del Veneto e più della Lombardia. Noi paghiamo la crisi dell’auto: a Mirafiori facevamo 400 mila auto, oggi 40 mila, ma il resto cresce». A trascinare c’è l’export: «Andiamo meglio del Nord Est». Lo Russo attacca il governo: “S’illude di contare da solo con Cina e Usa” Il sindaco Stefano Lo Russo racconta come «la fase di difficoltà non sia soltanto di Torino o del Piemonte, ma dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina». E subito, alla prima risposta, attacca Giorgia Meloni e il suo esecutivo: «Mi spiace dirlo, ma questo governo non sta salvando la dimensione continentale dell’economia. C’è un’illusione di dare risposte a Stati Uniti e Cina pensando solo come Italia». Nonostante l’Unione Europea «non funzioni abbastanza bene», con il suo Pd che ripete spesso la necessità di superare il criterio di unanimità a Bruxelles, «è l’unica prospettiva possibile». Le prospettive per il prossimo decennio Da qui a 10 anni, il Piemonte crescerà «soprattutto grazie alla Silicon Box a Novara, che nasce grazie a un investimento di oltre un miliardo di euro (su un totale di 3,2, ndr) di Bruxelles», dice Cirio. Mettendo un paletto: l’Europa, per lui, è al centro. Il governatore incassa l’affondo di Lo Russo e rivendica che Silicon Box ci ha scelto «per la logistica, dalla Tav al Terzo Valico, per tanti aspetti, incluso il valore aggiunto del fatto che qui la politica lavora insieme. L’umanità è importante, per chi sceglie Torino». La parola passa a Lo Russo. E cita il progetto di città universitaria, con i «numeri di Torino che sono incoraggianti. Come presenza di atenei, come tassi di immatricolazione sempre crescenti: la città è attrattiva». Il nodo, per lui, non è tanto farli restare tutti, ma come trattenerli. La carta vincente è «offrire servizi per tutti, da chi ha bambini agli anziani». Servizi che portano alla crescita: «Immobiliare ieri mi ha detto: il valore degli alloggi sul tracciato delle future Metro 2 sono cresciuti del 18%. La città sui valori immobiliari sta crescendo». La competitività di Torino «non sta nel valore dei salari». L’auto e gli investimenti su Torino In conclusione, alla domanda sulla volontà del Governo di investire sul capoluogo, Lo Russo dribbla il quesito senza rinunciare a un’ultima stoccata: «Solo se tutti gli attori hanno la comune volontà di fare un investimento su Torino si riesce a farlo. Per rilanciare l’automotive serve incentivare la nascita del terzo modello e del secondo produttore. Bisogna rendere concretamente questo territorio più attrattivo». A sostenerlo è anche il segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Luca Caretti: «Serve dare gambe e concretezza ai progetti». Cirio, invece, rivendica il ruolo dell’esecutivo: «Non voglio fare il difensore del Governo perché è del mio stesso colore politico – premette – ma questo Governo, attraverso il tavolo Stellantis, ha portato il secondo modello a Mirafiori. Piemonte e Torino non sono mai stati così centrali. Siamo contenti che tra qualche anno arriverà una nuova 500, ma se arriverà tra qualche anno servono incentivi per accompagnare la transizione». Da qui il governatore torna a citare i dati di Bankitalia, soffermandosi sulla crescita del risparmio delle famiglie piemontesi: «I nostri cittadini nel 2025 hanno risparmiato più che in passato. E non necessariamente è una buona notizia: bisogna incentivare gli investimenti, anziché continuare a parlare di patrimoniale». Perché un giovane dovrebbe restare a Torino? Il confronto con Milano Costruire il proprio futuro a Torino, secondo Lo Russo e Cirio, è ancora una scelta vincente. Il sindaco richiama il confronto con Milano, definendola «una città più espulsiva della nostra», e arriva persino a reinterpretare in chiave positiva il motto torinese “Bugia Nen”. Cirio raccoglie l’assist e rilancia il paragone con il capoluogo lombardo: «Perché stare qui? Perché qui si vive bene. Provate ad andare a Milano a fare una festa in mezzo a un corso come questo», scherza indicando corso Marconi. Poi il governatore rivendica l’identità del territorio: «In questa regione ci sono il valore del lavoro e quello del dono. Siamo nella città di Gobetti, qui è nato il principio del liberalismo sociale». A chiudere il dibattito è ancora Caretti, che richiama la capacità del Piemonte di affrontare le difficoltà economiche senza lasciare indietro nessuno: «Dovremo certamente tornare sul tema della cassa integrazione. Ma il messaggio che vogliamo lanciare oggi è che il Piemonte può attraversare delle crisi, ma dispone anche di grandi opportunità».