di
Mario Platero
La squadra ha regalato alla città una giornata di gioia e festeggiamenti sfrenati. Mamdani: «Abbiamo trovato l’unità in nome della gioia»
NEW YORK – Cominciamo dall’abbraccio dei tifosi dei Knicks per i cinque eroi che li hanno fatti soffrire e sognare sabato scorso. E dopo la storica vittoria nel campionato NBA, ieri giocatori e pubblico hanno sfilato nella grande parata celebrativa sotto quell’infinita pioggia di coriandoli, iconica di New York City.
I milioni di cittadini presi da un contagio mai visto in una città unita come non mai sono tifosi e normali cittadini che non seguono il basket; persone di ogni estrazione sociale, religione, etnia, culto, atteggiamento, genere, quartiere, borgo, raccolti insieme in simbiosi - e in trance nei momenti più belli - in una nuova versione del melting pot contemporaneo: nell’era della guerra contro gli immigrati che hanno costruito questa nazione, delle divisioni di classe e politiche che polarizzano, ieri in questa meravigliosa sfilata sembrava che l’abbraccio fosse senza limiti o confini.












