Avere un lavoro stabile, accendere ogni giorno il computer in ufficio e pensare che quella, in fondo, sia la vita da adulti. Invece, un giorno, a 31 anni, licenziarsi e decidere di inseguire i desideri, quelli veri. È quello che ha fatto Sara Sorrenti, in arte Sarafine, e che l’ha portata a vincere X Factor nel 2023 e a pubblicare il suo primo EP, “Un trauma è per sempre”, nel 2024. Calabrese, classe 1989, Sarafine si occupa per anni di fiscalità internazionale all’estero, prima di scegliere la musica. Le sue produzioni, elettroniche dal gusto nord-europeo e il suo linguaggio sincero, colpiscono al primo ascolto. Scavando sotto la superficie, poi, si conosce una giovane artista riflessiva, determinata, ironica, che ha saputo trasformare la sofferenza in forza creativa. Al Flowers Festival, giovedì 16 luglio, condivide la serata con altre due artiste della nuova onda femminile: Giulia Mei e Lamante. Apertura porte alle 19, inizio alle 21,30 e biglietti a partire da 20 euro su Vivaticket. Al momento è in tour estivo. Le pesa la vita lontano da casa? «In realtà mi piace. Quando sono attiva ho la testa impegnata, se sto a casa inizio a tormentarmi. Non ho un attaccamento forte ai luoghi o alle persone». Come immagina il tour dei sogni? «Tendo a non desiderare le cose diverse da come sono. Per me già questo è un tour dei sogni. Anche se suonare al Primavera Sound o al Coachella non mi dispiacerebbe». Come ha vissuto questi anni post X Factor? «Sono stati molto confusi. Non ero pronta all'industria musicale italiana. Ho dovuto imparare come funziona tutto questo meccanismo in pochissimo tempo e da sola». Prima della musica com’era la sua vita? «Era come non la volevo, all’insegna della rassegnazione e dell’insoddisfazione. Mi occupavo di fiscalità internazionale per un’azienda all’estero, non brillavo nel mio lavoro e mi sentivo molto sola». E poi che cosa è cambiato? «Mi ci sono voluti dieci anni di sofferenza per avere la determinazione di decidere di fare quello che volevo davvero. Mi sono licenziata e sono tornata in Italia». Le è mancata l’Italia in quel periodo? «Mi sono riscoperta italiana e calabrese proprio standone lontana. Avevo bisogno di tornare ai miei riferimenti culturali, alle mie radici».