Alle 8.30 la campanella delle scuole italiane ha suonato di nuovo: 527 mila studenti da tutta Italia si sono seduti per sei ore sui banchi dando il via alla prima prova della maturità 2026. La sorpresa è stata enorme: quasi tutti erano entrati convinti che tra le sette tracce ci sarebbe stata l’intelligenza artificiale, i social media o la tecnologia. E invece no. Questa maturità ha chiesto ai ragazzi di parlare di fatica, di meraviglia, di memoria, di confini tra adulti e bambini. Ieri oltre mezzo milione di studenti si sono ritrovati improvvisamente a fare i conti con qualcosa di molto più complicato di un algoritmo: crescere. Dentro i plichi telematici non c’era solo Cesare Pavese, ormai entrato nella “hall of fame” degli autori più scelti dal ministero, esattamente per la quinta volta nell’analisi del testo, ma anche lo scrittore siciliano Vitaliano Brancati, il sociologo Frank Furedi con la sua traccia argomentativa che parla di “adultescenti” e il giornalista Mario Calabresi, scelto invece per l’attualità, che augura ai ragazzi una cosa che oggi sembra quasi offensiva: fare fatica. E infatti il vero colpo di scena è stato proprio questo: invece di inseguire il presente, il ministero ha deciso di mettere i ragazzi davanti a loro stessi e scegliere delle tracce “inaspettate”. Con il caldo di giugno, la sveglia all’alba e le occhiaie da “Notte prima degli esami”.