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Un uomo di 76 anni, diabetico e affetto da diverse patologie, costretto a rimanere immobile sul lettino del Pronto soccorso di Lipari per tre giorni con una grave frattura vertebrale. Non per mancanza di cure immediate sull’isola, ma per un “corto circuito” nella gestione dei trasferimenti d’urgenza connessa alle isole, dove la struttura ospedaliera è monca di diversi reparti. La denuncia, lucida e dolorosa, arriva direttamente dalla figlia dell’anziano, che ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta ai vertici dell’Asp di Messina e della Direzione sanitaria dell’ospedale di Lipari, denunciando «le falle e la mancanza di coordinamento della sanità provinciale».

Tutto ha inizio sabato sera, quando il 76enne cade da un’altezza di circa due metri. Portato al Pronto soccorso di Lipari, gli accertamenti (Tac e radiografie) evidenziano una frattura a una vertebra. I medici si attivano immediatamente: Lipari non ha un reparto di Neurochirurgia, l’uomo va trasferito d’urgenza in una struttura specializzata. Da quel momento, però, il sistema si inceppa: dal Papardo di Messina, contattato per primo, la risposta è negativa: reparto saturo e indisponibilità di posti letto. Nessun posto disponibile neanche al Policlinico. Mentre le lancette scorrono, un uomo anziano e fragile resta bloccato sul lettino del Pronto soccorso. Ma a rendere la situazione intollerabile – sostengono i familiari – non è stata solo la carenza di posti letto ma anche la netta sensazione di assistere a una diatriba burocratica sulla pelle del loro congiunto. Il risultato? Giorni di stallo, comunicazioni difficili, spiragli e continui rinvii. Una paralisi che ha spinto la famiglia persino a valutare l'intervento delle forze dell'ordine per ottenere risposte trasparenti. La fine dell'incubo (almeno per quanto riguarda l’attesa) è arrivata solo martedì 16, e non grazie alla rete sanitaria provinciale.